È un assist per l’alleanza dei moderati

Come il segretario del Pd, pensiamo che l’alleanza organica tra Pd e 5 stelle, “decisa”, si fa per dire, dai militanti grillini, sia un’ottima notizia: pure per il centro-destra.

Succede assai di rado di essere d’accordo con Nicola Zingaretti ma ora è il caso. Come il segretario del Pd, pensiamo che l’alleanza organica tra Pd e 5 stelle, «decisa», si fa per dire, dai militanti grillini, sia un’ottima notizia: pure per il centro-destra. Certo, di definitivo c’è solo la morte e soprattutto in Italia niente è più disorganico dell’organico: e infatti il Pd ha subito specificato che correrà contro Raggi al Comune di Roma (ma vedremo…). I due soggetti in realtà si adocchiavano da lungo tempo, già durante le consultazioni del Conte I. Ma allora i tempi non erano maturi e soprattutto il matrimonio non aveva ancora ricevuto il sigillo della Ue. Ma dopo un anno di convivenza nel governo Conte II, assai meno traumatica di quanto molti di noi avessimo previsto all’inizio, il matrimonio s’ha da fare. Ed è difficile che un novello Don Rodrigo si metta di mezzo. Anche perché, dal punto di vista della sociologia elettorale, più della metà degli elettori grillini del 2013 e del 2018 dalla sinistra veniva: e lì ora ritorna. L’alleanza sigla poi la fine dell’equivoco «né destra né sinistra» che aveva affascinato non solo i 5 stelle ma anche una parte del mondo sovranista. Torna un bipolarismo, sia pure molto sghembo, soprattutto se sciaguratamente si dovesse andare verso il proporzionale.

Ovviamente il nuovo centro-sinistra Pd 5 stelle è del tutto diverso da quello d’antan, essendo decisamente spostato verso la sinistra radicale: addio perciò al riformismo della stagione renziana ma anche a quello dell’epoca veltroniana. Una sorta di nuovo Ulivo ma molto più rosso dell’originale.

Per questo l’identità del centro-destra non potrà essere la medesima di quella della Seconda Repubblica. Così come il nuovo centro-sinistra è più radicalizzato in un verso, il centro-destra oggi dovrà possedere una vocazione più connotata sul piano della destra, che poi vuol dire un progetto di conservatorismo forte. Il che non significa, si badi bene, disprezzare i voti dei moderati, a questo punto piuttosto spaventati da un patto di marca madurista come quello tra grillini e piddini. E assume ancora più importanza, all’interno del centro-destra, una sensibilità centrista: difficile che a questo punto alcuni esponenti berlusconiani possano essere tentati da un avvicinamento a un Pd che dovrà forzatamente rincorrere a sinistra i 5 stelle. Possedere una medesima sociologia elettorale, per i due partiti, è un punto di forza ma anche di debolezza: competeranno sullo stesso terreno. E una piccola prateria di moderati si aprirà al centro-destra: purché ne sappia sfruttare l’occasione.


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