‘Fino all’ultimo respiro’, il restauro al Cinema Ritrovato

(ANSA) – BOLOGNA, 24 AGO – Sessant’anni fa l’esordio di
Jean-Luc Godard: era il 1960 quando uno dei registi che avrebbe scardinato la storia del cinema consegnava quello che sarebbe
diventato un manifesto della Nouvelle Vague, ‘À bout de
souffle-Fino all’ultimo respiro’. Domani, martedì 25 agosto la
Cineteca di Bologna celebra i 60 anni del film inaugurando in
Piazza Maggiore, alle 21.15, la 34/a edizione del festival ‘Il
Cinema Ritrovato’, con il nuovo restauro del film, realizzato da
StudioCanal e Cnc-Centre national du cinéma et de l’image
animée, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca. Un’anteprima per un restauro inizialmente selezionato
per la sezione Cannes Classics del Festival di Cannes, che
naturalmente non si è potuto tenere.
    Interpretato da Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo, “Fino
all’ultimo respiro appartiene, per sua natura, al genere di film
in cui tutto è permesso”, scriveva lo stesso Godard nel 1962 sui ‘Cahiers du Cinéma’, la rivista in seno a cui è nata la Nouvelle Vague. “Qualsiasi cosa facessero i personaggi, poteva essere integrata al film. Era il punto stesso di partenza del film. Mi
dicevo: c’è già stato Bresson, adesso c’è Hiroshima mon amour,
si chiude un certo genere di cinema, forse è finito, mettiamo la
parola fine, facciamo vedere che tutto è permesso. Quello che
desideravo fare era partire da una storia convenzionale e
rifare, ma in maniera diversa, tutto il cinema che era già stato
fatto. Volevo anche dare l’impressione di scoprire o di sentire
i procedimenti del cinema per la prima volta. L’apertura a
iride serviva a far vedere che era permesso ritornare alle
origini del cinema e la dissolvenza incrociata dava
l’impressione d’essere stata appena inventata”. (ANSA).
   


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