Finta promessa di Conte. “Se fallisco sul Recovery mi manderete a casa”

Ruffini (Entrate): “I fondi europei da usare per la lotta all’evasione, non per tagliare le tasse”

La corsa per il Recovery fund non è solo un affare da ministri. Regioni ed enti locali e società pubbliche stanno facendo arrivare i loro desiderata a Palazzo Chigi. È passata un po’ in silenzio, ad esempio una richiesta atipica, emersa nel corso di un’audizione parlamentare, quella del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. La tesi è, in sintesi: non si possono utilizzare i soldi europei per tagliare le tasse, quindi spostiamoli nell’ammodernamento dell’Agenzia e la lotta all’evasione.

Ruffini chiede insomma il sostegno delle risorse di Bruxelles per il progetto che ha più volte illustrato: «Una riforma del fisco, che punti sulla semplificazione degli adempimenti per contribuenti e imprese, sul contrasto all’evasione fiscale e sul pieno utilizzo della banche dati, nel rispetto della privacy».

Ma anche a quello che i critici hanno bollato come il «Grande fratello fiscale» andrebbe invece sostenuto con i fondi europei. «È stato più volte evidenziato come le risorse del Recovery Fund non possono essere impegnate per una riduzione del carico fiscale, mentre siano pienamente utilizzabili per riforme ad ampio raggio», ha osservato. Potrebbero quindi servire a una «riforma del fisco, dell’attività di riscossione e per un rafforzamento dei processi di digitalizzazione e innovazione sui quali l’Agenzia ha già investito, nel corso degli anni». La modernizzazione del fisco sarebbe un buon affare. Potrebbe servire a «recuperare quei 987 miliardi di debiti residui» dei contribuenti. Vero che il recupero dell’evasione fa parte delle «riforme» che l’Europa ci chiede. Ma è difficile immaginare come il recupero di debiti fiscali, che in gran parte sono di contribuenti non in grado di pagare come ha ammesso lo stesso Ruffini, servano a risollevare il Paese della crisi.

Il tema delle risorse europee è comunque destinato a tenere banco. Il ministro dell’Economia ha chiarito quali sono i tempi. Ieri la presentazione delle Linee guida in Parlamento. Poi entro il 15 ottobre i singoli progetti. All’inizio del prossimo anno il piano vero e proprio. Tempi rispettati, per Gualtieri, anche perché l’iter europeo del Next Generation Eu, non è terminato.

Per l’Italia si prospetta quindi una sessione di bilancio doppia. Quella nazionale e il percorso del nostro Recovery, che si annuncia faticoso.

Il premier Giuseppe Conte crede di superare la prova. Tanto che ieri durante la sua visita ad una scuola di Norcia si è spinto a dire agli studenti: «Se perdiamo la sfida del Recovery fund mandateci a casa». Gualtieri ha sfruttato l’audizione parlamentare alle commissioni Bilancio riunite per un annuncio che sa molto di richiamo ai colleghi di governo e coalizione.

«Non faremo centinaia di micro-progetti ma pochi e grandi progetti, a loro volta questi saranno anche collegati da una logica a missione».

Per quanto riguarda la legge di Bilancio, Gualtieri rispondendo a Renato Brunetta di Forza Italia ha sostenuto che l’utilizzo delle risorse del Recovery fund «si intreccerà» con la manovra. Che il debito scenderà (per il momento sale. A luglio, secondo Bankitalia è stato di 2.560,5 miliardi, in aumento di 29,9 rispetto).

Brunetta ha sottolineato il rischio che le risorse, comprese quelle già stanziate, risultino inefficaci e ha chiesto un «controllo sul tiraggio» dei 100 miliardi stanziati dai decreti approvati fino ad oggi.

«È vero, ad esempio – ha chiesto – che il bonus vacanze ha tirato solo il 10% percento. Perché, in assenza di risorse, nel frattempo sta montando molto malessere nel nostro Paese su promesse che poi non vengono mantenute».


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