Fondi Lega, agli arresti domiciliari 3 commercialisti vicini al partito

Nel mirino l’acquisto di un capannone con i fondi di Regione Lombardia. Ai domiciliari anche un prestanome. Ma la Lega: “Assolutamente tranquilli, finirà in nulla”

“Siamo assolutamente tranquilli”. Nessuno scossone in casa Lega dopo che questa sera sono finiti agli arresti domiciliari tre commercialisti ritenuti vicini al Carroccio e coinvolti nell’inchiesta della procura di Milano sulla compravendita di un immobile a Cormano da parte della Lombardia Film Commission, di cui sono soci sia la Regione sia il Comune di Milano e che si occupa essenzialmente di promozione cinematografica. “Finirà in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo che non c’erano”, assicurano fonti vicine al partito.

L’ordinanza del gip

Come si legge sul sito della fondazione, la Lombardia Film Commission è nata con l’obiettivo di “promuovere sul territorio lombardo la realizzazione di film, fiction tv, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisivo”. A farla finire al centro degli interessi dei pm ci sarebbe una compravendita immobiliare, secondo l’accusa, “a prezzo gonfiato”. L’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari, eseguita in serata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, è stata emessa dal gip del Tribunale ordinario di Milano. Tutto parte da un’indagine del pm Stefano Civardi e dell’aggiunto Eugenio Fusco. È da quelle carte che sono partite le accuse contro i tre commercialisti (Michele Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni) e Fabio Giuseppe Barbarossa, anche lui agli arresti domiciliari. Le accuse che gli sono state mosse contro sono, a vario titolo, “peculato, turbata libertà nella scelta del contraente e sottrazione fraudolenta di pagamento delle imposte”. Per la stessa vicenda, come ricordato dalla stessa procura di Milano in una nota, lo scorso luglio era stato fermato anche Luca Sostegni, considerato il braccio destro di Scillieri.

L’acquisto del capannone

L’indagine si era concentrata sull’acquisto di un capannone a Cormano, paese nell’hinterland di Milano, a un prezzo che, secondo l’accusa, sarebbe stato “gonfiato” dalla stessa Lombardia Film Commission. Da questa operazione ne sarebbe scaturito un surplus di 400mila euro rispetto al valore iniziale. Soldi pubblici che, come ricostruito dall’agenzia LaPresse, si sarebbero “dispersi in mille rivoli, ritornando per la maggior parte nella disponibilità dei tre professionisti o di altri imprenditori vicini alla Lega”. L’immobile, venduto poi a 800mila euro, era di proprietà di una società in liquidazione, la Paloschi Srl, il cui amministratore era Barbarossa. A fare da tramite nell’operazione, secondo le ipotesi investigative riportate dall’agenzia Agi, sarebbe stato Sostegni, mentre ad “architettarla” sarebbero stati i tre commercialisti. In realtà, come spiegato in quei giorni dal Giornale, esisterebbe un documento della Lombardia Film Commission che smonta l’ipotesi della plusvalenza. Tra l’acquisto e la rivendita il capannone sarebbe stato infatti ristrutturato.


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