Fondi Ue: pressing Pd, frenata M5s

I 50 grillini pronti a far saltare il Mes. Ed è gelo pure su Sure

Rimandati a settembre. Tra la spada di Damocle del Mes, la gestione dei 200 miliardi del Recovery Fund e la legge di bilancio. Divisioni sotterranee tra gli alleati, pronte a detonare in autunno, con un risultato negativo alle regionali del 20 settembre che potrebbe diventare la miccia per dare fuoco alle polveri di una maggioranza che si regge sulla paura del voto. Sfumature diverse che si vedono anche a proposito della proposta della Commissione europea sull’attivazione di Sure, una specie di cassa integrazione europea per cui l’Italia si è beccata 27,4 miliardi di euro. Così dal Pd i toni sono enfatici e quasi millenaristi. Il segretario dem Nicola Zingaretti parla dell’«impegno europeista che cambia le cose». Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri dipinge «l’Europa della solidarietà e del lavoro che prende forma». Paolo Gentiloni esulta da Bruxelles. Dal M5s per lo più silenzio su una misura che era stata criticata da tanti big grillini tra cui l’ex capo politico Luigi Di Maio. Interviene solo Laura Castelli, vice di Gualtieri, ma probabilmente perché non poteva farne a meno. Un punto in più per il Pd nella contesa a bassa intensità tra i giallorossi. E i dem sono pronti a mettere a segno il secondo colpo sul Mes. Tutte le fonti convergono sul fatto che l’ex Salva-Stati approderà in Parlamento a settembre. Dal Nazareno intensificano il pressing su Palazzo Chigi, ben sapendo che il premier Giuseppe Conte ha il fucile puntato da parte di un M5s che non reggerebbe l’urto dell’ennesima sconfessione di un principio fondante. Nel gruppo pentastellato si parla di una cinquantina di parlamentari pronti a far saltare tutto sul Mes, argomento su cui anche i renziani di Italia Viva mettono pressione all’ex avvocato del popolo.

Una tempesta perfetta con i tuoni pronti a rombare tra settembre e ottobre. Quando sarà più chiaro l’impianto complessivo del Recovery Fund. Sul tema Italia Viva e il Pd si erano già detti d’accordo per quanto riguarda la costituzione di una commissione bicamerale sulla gestione dei circa 200 miliardi di euro europei. Il M5s ha preferito non pronunciarsi sulla faccenda, ma nel Palazzo già hanno preparato l’elmetto per combattere sulle varie destinazioni dei fondi. E i bene informati scommettono che il successo europeo sugli aiuti per fronteggiare la crisi post Covid-19 sarà foriero in Italia di nuove polemiche e spaccature. Senza dimenticare che a fine settembre è prevista un’altra scadenza importante, con conseguenze in grado di terremotare i fragili equilibri su cui si regge il governo Conte – bis. Entro quella data l’esecutivo dovrà aver consegnato la Nadef (Nota di aggiornamento al Def). Un documento che rappresenta il primo passo per costruire l’impianto della manovra di bilancio. Tema caldo su cui Pd e Cinque Stelle si sono scontrati l’anno scorso. Dossier ancora più spinoso alla luce dell’emergenza Coronavirus e della possibile crisi sociale ed economica che attende al varco gli italiani. Tutto mentre il Palazzo si gode gli ultimi scampoli di estate, con la paura del solito autunno caldo e dei nodi dell’economia.


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