Già 300 leggi ma senza un piano strategico. E il Cura Italia aspetta 94 decreti attuativi

Dall’inizio dell’emergenza ampiamente superati i 40mila provvedimenti

«Abbiamo un piano», ha annunciato il premier Conte all’Europa. Obbiettivo numero uno (tra gli obbiettivi numeri uno): «Sburocratizzare lo Stato!». Era il 14 giugno.

Circa 40 giorni prima, era il 3 maggio: Il Giornale titola in grande (prima pagina) «213 leggi, zero aiuti». Quindi deve aver letto il nostro giornale, penserete voi. Magari. Ma non troppo.

Torniamo avanti: ieri. Il sito openpolis.it aggiorna il conto dei provvedimenti presi dal governo e dai suoi apparati in tema coronavirus. A guidare il plotone di leggi, decreti, decreti legge, circolari, ordinanze è ovviamente il ministero della Salute con 84, seguito dalla Protezione civile con 53. Ovvio, direte voi.

Poi c’è il resto che va a cascata, con una timida intrusione del presidente della Repubblica (1). Ma il conto finale fa 299, quasi cifra tonda. Mannaggia, sarà per domani. Cioè oggi.

Insomma: dal 2 maggio al 22 giugno, gli atti del governo in materia Covid sono aumentati di altre 86 unità. Mica male. Alcuni esempi:

Prescrizioni di medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope con ricetta dematerializzata;

Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute in relazione all’epidemia COVID-19 – Attività 2020;

Modalità attuative della quarantena per i contatti stretti dei casi COVID-19, in particolari contesti di riferimento, quali l’attività agonistica di squadra professionista.

Diciamolo: non è per i contenuti, assolutamente necessari. Ma per com’è scritto.

Lo stesso sito openpolis.it ci fa anche sapere che i 13 decreti legge emanati fin qui necessitano di 165 decreti attuativi che coinvolgono 17 ministeri. In questo caso vince l’Economia con 36. Alla data del 16 giugno il Cura Italia (quello di febbraio) conta 16 decreti attuativi attuati e 20 no. Quello Rilancio, ancora in Parlamento, ne ha 9 realizzati e 94 in divenire. Di tutti quelli da realizzare 7 sono scaduti.

A proposito del derby tra i due decreti maggiori: alcune norme, regolate da un ulteriore decreto ministeriale del 29 maggio, pare facciano a cazzotti. Per dire: non si sa se chi aveva diritto al bonus (e l’ha giustamente chiesto entro il 23 febbraio), ma poi è andato in pensione, sia giusto che l’abbia avuto. Oppure: il Cura Italia parla di un calo del 33% del «reddito professionale» per accedere ai 600 euro di marzo e aprile, il Rilancio cambia tutto con «entrate complessive» per chiedere i 1.000 di maggio (dal 20 di giugno però). E ancora: i professionisti iscritti a enti pensionistici privati non sanno se e quando riceveranno dei soldi (manca il decreto attuativo, già). Ma forse no, come per chi ha aperto la partita Iva nel secondo semestre 2019. Era scritto nel primo decreto, però poi il diniego è stato escluso dalle FAQ (già, ci sono anche quelle, le Frequently Asked Question).

In definitiva: Italia Oggi di ieri ricorda che al 2 di maggio, aggiungendo i decreti regionali e gli atti comunali, si supera quota 40mila. Oggi chissà. Ma tranquilli: abbiamo un piano.


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