Giallo sulle graduatorie: sparito nome della Azzolina

Il ministro dell’Istruzione non risulta in graduatoria, essendo scivolata oltre la posizione 2492, ultima utile per lo scorrimento

Arriva la pubblicazione delle graduatorie dei candidati dirigenti scolastici per il prossimo anno accademico 2020/2021, ma il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, scivolata oltre l’ultima posizione possibile per l’attribuzione del ruolo (ovvero la 2492), non risulta nella lista.

A confermare i dati sullo scorrimento di graduatoria è proprio il sindacato dei dirigenti scolastici Udir. Stando a quanto diffuso dal ministero dell’Istruzione, la maggioranza dei docenti sono riusciti ad ottenere l’assegnazione nella prima regione di preferenza indicata al momento dell’iscrizione in graduatoria, tuttavia “ci sono anche docenti che dovranno spostarsi nella regione indicata come scelta n. 10, 13 o 14”, spiega la rivista “Orizzonte Scuola”.

In tutto, si legge ancora sul portale, “il MEF ha autorizzato 529 nomine. Di queste 458 riguardano la procedura concorsuale di cui al DDG 1259/2017; 29 i soggetti inclusi nella graduatoria di merito ex DDG 13 luglio 2011, 42 corrispondono a richieste di trattenimento in servizio ex articolo 1, comma 87 della Legge n. 208/2015”.

Le preferenze circa le regioni di attribuzione dell’incarico sono state selezionate dai candidati inseriti nella graduatoria del concorso nazionale utilizzando direttamente “Polis“, portale di servizio di istanze online del ministero dell’Istruzione: richieste che dovevano esser inoltrate improrogabilmente entro lo scorso 10 agosto. I vincitori entrano poi in ruolo sulla base dell’ordine di graduatoria e delle preferenze indicate, considerando ovviamente i posti rimasti vacanti ed ancora a disposizione per ciascun ufficio scolastico regionale.

“I vincoli del Decreto direttoriale del 23 novembre 2017”, ricorda ancora Orizzonte Scuola, “sono quello di permanenza triennale nella regione di assegnazione e di mobilità interregionale, derivanti dall’art. 9, comma 4 del CCNL Area V del 15/7/2010 e successive modifiche”. Una condizione, quella dell’attesa dei tre anni, che incontra l’opposizione del sindacato. “Udir ritiene, a questo proposito, che il vincolo triennale di permanenza nella regione assegnata debba necessariamente essere superato: i problemi oggetti dovuti all’emergenza epidemiologica e le condizioni di disagio personale o familiare che in certi casi vivono i lavoratori, in questo caso dei presidi, non possono essere ignorati a favore di una rigida e illegittima norma”, si legge sul portale del sindacato.

“Per un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, ripartire con le lezioni, nell’anno del Covid, senza il proprio dirigente scolastico è una mancanza gravissima. Non comprendiamo come mai non si sia proceduto alla copertura totale delle dirigenze, visto che ve ne sono diverse centinaia che continuano ad essere libere”, spiega il presidente nazionale Udir Marcello Pacifico. “Continuare a coprirle con reggenze, affidandole quindi a dirigenti scolastici che hanno già il loro bel da fare con in media 5-6 plessi a testa, rappresenta un errore di fondo che compromette la funzionalità del servizio formativo delle scuole coinvolte”.


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