Giornata degli infermieri, quasi 500.000 in prima linea contro Covid-19

Un dato per mettere in chiaro subito le cose: gli infermieri sono la metà di tutti i professionisti che lavorano in sanità. Poi ci sono medici, biologi, tecnici, operatori sanitari e altre categorie ancora. Quelli iscritti agli albi sono quasi mezzo milione, cioè 450mila, dei quali gli attivi sono la maggioranza: 391mila. Quasi il 70% di loro, 270mila, lavora per il servizio sanitario nazionale, cioè per strutture pubbliche.

Oggi è la loro giornata, e cade in un periodo di pandemia che li ha visti in prima fila nella lotta contro il coronavirus. Sono 39, stando alla Fnopi (federazione nazionale ordini professioni infermieristiche), gli infermieri uccisi dal Covid-19, 4 di loro in modo indiretto perché si sono suicidati anche per le difficoltà del lavoro in questo periodo. Poi ci sono le migliaia di contagiati.

Tutti gli operatori sanitari colpiti dal Covid secondo l’Istituto superiore di sanità sono 25, dei quali circa la metà sarebbero infermieri. 

La maggioranza degli infermieri (il 77,7%) lavora nei servizi ospedalieri. I liberi professionisti sono 80mila. Riguardo all’età media, la maggior parte di questi professionisti (269mila) hanno tra 36 e 55 anni e infatti l’età media è di 50,4 anni. I giovani, tra 20 e 25 anni, sono 15.500, non molti di più degli over65, che sono 13.250. Le regioni dove c’è il più alto numero di giovani, cioè professionisti sotto i 28 anni, sono Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Sicilia. 

Il governo sta lavorando per assumere infermieri e nel dl Rilancio si pensa di prenderne, a tempo determinato, 8 ogni 50mila abitanti, per un totale di quasi 10mila. Si devono occupare dell’attività territoriale. La Fnopi stima che la carenza di questi lavoratori sia pari a 53mila unità, delle quali 22mila negli ospedali e appunto 31mila sul territorio. Un infermiere guadagna in media 32-33mila euro all’anno, cioè tra i 1.300 e i 1.600 euro al mese, comprese le indennità.



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