Gli orrori che il 2020 insegna ad evitare

Archiviamo il 2020 e ricominciamo? Si sente dire spesso in queste prime ore dell’anno, si legge in moltissimi messaggi augurali, ma è possibile, è realistico?

Archiviamo il 2020 e ricominciamo? Si sente dire spesso in queste prime ore dell’anno, si legge in moltissimi messaggi augurali, ma è possibile, è realistico? Non soltanto la pandemia da Covid ha una circolazione quasi immutata, ma il virus ha creato una specie di sospensione dei tempi di un cambiamento, almeno fino alla metà del 2021, probabilmente oltre. E non soltanto delle regole su salute e sicurezza, ma anche in quelle economiche, visto che il nuovo tema dell’indebitamento ha cambiato il ritmo di domanda e offerta. Allora, ci tocca solo aspettare che le condizioni si modifichino? Al contrario, possiamo approfittare dell’elemento psicologico, legato al cambio di data sul calendario per esaminare meglio gli errori fatti nel 2020, per tentare di correggerli.

Più che di errori (errare humanum est), vorrei parlare degli orrori, aggiunti gratuitamente. I più banali, ma anche più diffusi, riguardano il grande tema della retorica di cui siamo maestri, soprattutto la retorica popolare. «Andrà tutto bene», ricordate, con il contorno di coretti dai balconi? Non è andata affatto così e non sta andando bene neppure adesso. Far funzionare le cose è faticoso, richiede impegno e nessuna concessione ruffiana. Non intendo giocare al pessimismo contro un legittimo ottimismo, voglio solo indicare orrori dimenticati in agguato. Una certa ideologia neoambientalista, al di là di legittime proposte, rischia di diventare un modo parassitario e semplificato di affrontare un problema grande senza rischiare un progetto vero, dando l’illusione di fare cose importanti. Un certo modo estremo di intendere la nuova viabilità nelle aree urbane (penso a Milano), con eccesso di piste ciclabili e uno sciupio di monopattini, spesso abbandonati dovunque, va in questa direzione. E sempre a Milano (ma non è l’unico caso) abbiamo vissuto la grottesca e pericolosa esperienza dell’immobilismo dopo la prima nevicata. Si è sostenuto, in Comune, che il sale rovina il manto stradale- e sarebbe anche vero, in astratto, dato che è mescolato ad altre componenti chimiche, che corrodono anche le scarpe e gli pneumatici – ma lasciando tutto alla natura, con il grave ritardo dei mezzi antineve, è successa la cosa più ovvia: ghiaccio, piccoli incidenti e decine di interventi dei reparti di traumatologia sui numerosi incidenti alle persone. Siamo contro la chimica, temiamo l’usura delle gomme, fino a mettere a rischio le persone? Proprio nei giorni in cui si cercano drammaticamente vaccini e medicinali contro il virus? Detta così, sembra un paradosso grottesco, tanto è vero che, per paura di una seconda nevicata, il Primo dell’anno sono usciti i mezzi antineve, senza che sia arrivata la nevicata.

Ma il problema è ben più grave: si è insediata al vertice delle istituzioni una classe dirigente che proviene dritta da quella cultura antiscientifica e antimoderna dei No Vax e No Tav, delle scie chimiche degli aerei, della distruzione dei computer che, in qualche occasione, è stata agitata in pubblico dal Guru Beppe Grillo. E tenete conto che un’altra larga parte della sinistra, per timore di perdere consensi, fa finta di condividere. Vogliamo affrontare l’anno nuovo portando nel sacco della Befana questi orrori? O la grande bugia sui Fondi del Mes sanitario, 36 miliardi contro i 9 previsti dal Piano del Governo? Non possiamo neppure proseguire nella sottovalutazione di due grandi temi che, al di là delle parole, rischiano di diventare in Italia i due orrori più grandi: la disaffezione alla Scuola e la disabitudine al lavoro. Sulla scuola aggiungo poco a quanto si vede già oggi: è sempre l’ultimo problema in ordine di importanza: si discute di ricominciare parzialmente e si finge di dimenticare che alcune Regioni (esempio la Campania) non sono praticamente ancora entrate a scuola dopo l’estate. Serve ricordare che, a parte l’identità culturale e la indispensabile socialità, la Scuola dopo l’abolizione del Servizio di Leva obbligatorio è l’unico posto dove si insegna la cittadinanza? Vi sembra un pensiero troppo «alto»? Chiedete a Perugia, a Paratici e Suarez. Sul lavoro sta emergendo un grosso rischio: in tanti, troppi, pensano che basti esistere per ricevere un corrispettivo economico, come se fosse un diritto economico costituzionale e naturale. Ma sono sempre più flebili le voci che ricordano una grande verità: il lavoro è soprattutto dignità, non soltanto un mezzo di sostentamento. La combinazione tra la dignità che deriva dal lavoro e la competenza che viene dalla formazione delinea quello che, in ogni paese, definisce il «futuro». Ed è proprio questo senso del futuro che il Covid rischia di portare via, in un’Italia che lo sta già perdendo da tempo, basta guardare al sistematico calo delle nascite. A chi affideremo il nostro futuro? A quella Cina autoritaria e dittatoriale che ieri festeggiava il Capodanno a Wuhan? Immagini tragiche, se confrontate ad una desolante Times Square vuota: la piazza simbolo della vittoria nella guerra antinazista e, da allora, di ogni Capodanno libero. Uno sfogo personale, alla fine mi spetta; ho denunciato un anno fa che il Covid 19 era un virus chimera, uscito da un laboratorio di Wuhan. Nessuna smentita scientifica (come ha raccontato anche Le Monde), ma silenzio di tomba. Ad un anno di distanza la verità non cambia, ma sembra quasi imbarazzante ricordarlo: la dittatura economica cinese è d’acciaio e condiziona la libera informazione anche in Europa.

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