Gualtieri sogna la ripresa “Ora fortissimo rimbalzo”

Il ministro dell’Economia: “La riforma fiscale è decisiva e si farà”. Ma i numeri lo smentiscono

A corto di buone notizie sul presente, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri punta su ipotetiche novità positive future, cioè su quell’andamento a «V» dell’economia, al quale ormai pochi credono. Ieri al Meeting di Rimini il titolare del dicastero di via XX Settembre ha spiegato che nel terzo trimestre potrebbero presentarsi «effettivamente» le condizioni per un «fortissimo rimbalzo» per la nostra economia. E a fine anno il dato del Pil potrebbe essere «non lontana dalle previsioni originarie che il governo aveva dato».

Quindi una percentuale più vicina al meno 8% del Def che alle altre previsioni intorno al -10%, compresa quelle della Commissione europea.

Gli indicatori, ha sostenuto Gualtieri, «ci dicono che l’Italia – più di altri Paesi europei e insieme a quelli che hanno adottato politiche simili – ha assorbito il colpo di una chiusura totale delle attività produttive molto meglio di come tutti i previsori si sarebbero aspettati».

E quindi in questo «snodo così delicato» l’Italia è nelle condizioni di «sorprendere positivamente per i risultati che si possono conseguire sul piano economico, sia nell’immediato, sia soprattutto per come abbiamo la possibilità di innescare un nuovo ciclo di sviluppo e di cambiamento del Paese».

Affermazioni che contrastano con i dati anticipatori diffusi proprio ieri da Ihs Markit. L’indice flash del settore manifatturiero dell’Eurozona è sceso da 51,8 d 51,7, mentre il Pmi servizi è sceso a 50,1 da 54,7 di luglio. Infine l’indice flash Composite Purchasing Managers, sintesi dei primi due e visto come un buon indicatore della salute economica complessiva, è sceso a 51,6 dalla lettura finale di luglio di 54,9. Tra i paesi europei la Francia è già sotto quota 50, quindi con un’economia di nuovo in recessione. Il tutto per i timori di ripresa dell’epidemia da Covid. La capacità dell’Europa, e quindi dell’Italia, di riprendersi dipende dagli sviluppi della pandemia.

Nel suo intervento alla kernmesse di Cielle, Gualtieri ha sottolineato il valore delle risorse europee. Per l’Italia sarà fondamentale l’apporto del recovery plan, in vista del quale «abbiamo già raccolto 534 progetti e ci apprestiamo a raccoglierne altri».

Tanti. Comunque, ha assicurato Gualtieri «noi non realizzeremo progetti che fanno debito cattivo, per usare l’espressione di Draghi, noi realizzeremo solo progetti che incidano sui grandi nodi, assi, colli di bottiglia strutturali. Affrontare i quali è la condizione non solo per contenere l’effetto congiunturale ma per cambiare profondamente questo paese e renderlo più coeso».

Delle centinaia di progetti da avviare con le risorse europee non fa parte la riforma fiscale. Ma il governo non ha intenzione di cercare risorse per tagliare le imposte e fare ripartire l’economia.

«La riforma fiscale – ha spiegato Gualtieri – è decisiva e ci sarà», però «si deve autofinanziare attraverso una debonusizzazione del nostro sistema fiscale e un rafforzamento del contrasto all’evasione. Una riforma che a regime deve essere sostenibile e deve concentrare le risorse sulle famiglie, sul lavoro e sull’impresa». Il governo dei bonus, insomma, vuole agire sulle spese fiscali, considerati bonus cattivi, per finanziare la riforma fiscale.

Al momento sappiamo che il governo intende agire sulle aliquote centrali in modo da favorire i redditi medi. E che per finanziare una simile operazione non basterà aumentare le tasse sugli scaglioni di reddito più alti. Il grosso del gettito viene da quelli centrali e i contribuenti realmente ricchi sono troppo pochi per garantire una copertura.

Resta appunto la leva delle famose tax expenditures. Spese fiscali che si sono stratificate negli anni. Toccarle significa aumentare la pressione fiscale. Ma è anche molto difficile, visto che ci hanno provato molti governi, senza riuscirci.

Resta la strada dei regimi fiscali speciali. Il riferimento di Gualtieri ai bonus potrebbe anche riguardare i regimi di tassazione separata. Ad esempio la cedolare secca sugli affitti, l’aliquota ridotta per i regimi forfettari, le imposte sulle rendite finanziarie. Il governo potrebbe insomma cercare di eliminare ogni eccezione alla tassazione del reddito ordinaria e utilizzare i risparmi per alleggerire alcune categorie di contribuenti. Che si prenda la briga di cercare coperture per una riforma che comporti una diminuzione complessiva della pressione fiscale è da escludere. Ogni modifica al regime fiscale italiano, uno dei più pesanti del pianeta, dovrà autofinanziarsi. Parola di Gualtieri.


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