Guggenheim “troppo bianco”, rivolta curatori

Il Guggenheim e’ troppo bianco: in una lettera collettiva a firma del “Curatorial Department”, gli specialisti del museo disegnato da Frank Lloyd Wright chiedono ai vertici dell’istituzione “cambiamenti immediati e radicali per correggere un ambiente di lavoro che lascia spazio al razzismo, la supremazia dei bianchi e ad altre pratiche discriminatorie”.
    La lettera non e’ firmata individualmente dai singoli curatori per timori di rappresaglie sulla loro carriera. Inviata al direttore Richard Armstrong, alla vice direttrice Elizabeth Duggal, alla consigliere legale Sarah Austrian e a Nancy Spector, la direttrice artistica e chief curator del museo, esprime “preoccupazioni collettive sull’istituzione e sul bisogno urgente di riforme”.
    Il Guggenheim ha uno staff di 276 persone, di cui solo 26 afro-americani, 24 ispanici e 20 di origine asiatica. Dei 25 consiglieri di amministrazione, solo due non sono bianchi. Il museo non e’il solo negli Usa che sente il bisogno di un generale esame di coscienza dopo che l’uccisione del nero George Floyd da parte della polizia bianca di Minneapolis ha messo in luce correnti di razzismo che ancora avvelenano la societa’ americana.
    Oggi il Metropolitan ha fatto mea culpa per un messaggio su Instagram in cui Keith Christiansen, capo del dipartimento di arte europea, aveva criticato la distruzione di statue da parte dei manifestanti di Black Lives Matter paragonandola a quella degli “zeloti rivoluzionari” che durante la Rivoluzione Francese attaccarono le tombe reali nella cattedrale di Saint Denis.
    “Quante grandi opere d’arte sono andate perse nel desiderio di liberarci di un passato che non approviamo?”.
    Al Met il direttore Max Hollein si e’ scusato, il messaggio di Christiansen e’ sparito dall’account Instagram dell’interessato che ha sua volta si e’ cosparso il capo di cenere. Pochi isolati piu’ a nord, al Guggenheim, Armstrong ha definito l’iniziativa dei “curators” come “l’opportunita’ di aprire un dialogo per diventare una organizzazione piu’ diversa e piu’ equa, capace di aprire le braccia a tutti”.
    Contemporaneamente la portavoce Sarah Eaton ha annunciato che la Spector ha deciso di mettersi per tre mesi in aspettativa a partire da luglio: non e’ chiaro se la decisione sia legata alla lettera.
    Nel weekend ha intanto offerto le dimissioni Troy Conrad Therrien, responsabile al museo per l’architettura e le iniziative digitali: “Sono stato complice di una cultura istituzionale che sistematicamente ha tenuto ai margini tanta gente troppo a lungo”, ha detto, spiegando di voler farsi da parte “per lasciare spazio a chi meglio di noi rappresenta l’equita’ che non solo e’ necessaria ma urgente”. 
   


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