“Hanno quello che si meritano” Ecco un anno di follie grilline

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Tra espulsioni, sconfitte elettorali e Stati Generali, il 2020, per il M5S, è stato un anno molto tormentato. Da movimento di lotta e di governo si è trasformato in un vero e proprio partito di establishment

L’anno appena trascorso, tra espulsioni, sconfitte elettorali e Stati Generali, è stato alquanto tormentato per il M5S che da movimento di lotta e di governo si è trasformato in un vero e proprio partito di establishment.

“Il Movimento Cinque Stelle è scisso, lacerato. Diviso tra il movimento di governo e un movimento residuale che fa capo al figlio di Casaleggio che non accetta questa deriva del M5S”, spiega a ilGiornale.it l’ex ideologo dei Cinquestelle, Paolo Becchi. Il 2020 è, infatti, iniziato con una lunga serie di abbandoni da parte di deputati e senatori che non si riconoscevano più negli ideali del Movimento. Il primo a lasciare, proprio a Capodanno, è stato il senatore vicino ad Alessandro Di Battista, Gianluigi Paragone, espulso per aver votato contro la legge di bilancio. Il 7 gennaio, invece, Lucia Azzolina è divenuta ministro dell’Istruzione a seguito delle improvvise dimissioni di Lorenzo Fioramonti, ora parlamentare di Green Italia.

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Ma a destabilizzare il M5S sono soprattutto le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico del Movimento. “Ho lavorato per far crescere il Movimento e proteggerlo dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche prendendo scelte dure e a volte incomprensibili. La storia ci dice che alcuni la nostra fiducia l’hanno tradita ma per uno che ci ha tradito almeno dieci quella fiducia l’hanno ripagata”, dirà Di Maio nel corso di una lunga conferenza stampa nel corso della quale passa il testimone a Vito Crimi quale reggente/traghettatore del M5S fino agli Stati Generali. Di Maio, secondo Becchi, è stato il politico che ha avuto maggior capacità di adattamento: “All’inizio non voleva il governo col Pd, mentre alla fine si è adeguato e ora è ben felice di restare nella posizione attuale fino alla fine della legislatura”. Ed è un bel paradosso “se pensiamo che il M5S nasce contro il Pd – aggiunge Becchi – e che ora è il suo bastone di sostegno. Mi pare che il 2020 conferma questa trasformazione”. Solo pochi giorni dopo le dimissioni di Di Maio, per i Cinquestelle arrivano le batoste elettorali sia in Emilia-Romagna sia in Calabria, mentre in autunno i grillini perdono persino nella Liguria di Beppe Grillo dove schierano il giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa, sostenuto anche dal Pd. “Il M5S ha avuto il 2020 che si meritava, ha oscillato malamente e queste oscillazioni gli sono costate un sacco di voti e i consensi si sono dimezzati rispetto al 2018”, ricorda il politologo Gianfranco Pasquino. Molto più duro il giudizio di Becchi: “Ormai il M5S è diventato una costola del Pd e rimarrà così anche in vista delle prossime elezioni. Avrà l’8-10%, grazie all’assistenzialismo e al reddito di cittadinanza. Sarà presente soprattutto al Sud, mentre al Nord è destinato a sparire”.

Ma il 2020 sarà indubbiamente ricordato per lo scoppio della pandemia da coronavirus e per le polemiche che coinvolgono i ministri grillini. Il Guardiasigilli Alfonso Bonafede, divenuto nel frattempo capodelegazione del M5S nel governo supera, grazie al voto decisivo dei renziani, lo scoglio del voto di sfiducia presentato dalle opposizioni per lo scandalo delle scarcerazioni dei boss. La Azzolina, invece, viene accusata di non aver programmato la ripresa delle lezioni in sicurezza, ma di aver pensato solo a ordinare i banchi con rotelle. A riprova di quanto ciò sia vero basti pensare che, con l’arrivo della seconda ondata di contagi da Covid-19, le scuole sono state le prime a chiudere. Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, però, assolve il Movimento: “Al 2020 del M5S do un 7 con la consapevolezza che se farà i compiti che ci siamo dati, il 2021 sarà da 9”. E spiega: “Questo è stato l’anno della maturità. Abbiamo interiorizzato il passaggio da un movimento di opposizione ad uno di governo con tutte le responsabilità e, necessariamente, con i bocconi amari che questo comporta. Il passaggio successivo – aggiunge Di Stefano – è quindi stato quello di convogliare nei nostri Stati Generali questa consapevolezza ristrutturando totalmente non solo la visione politica del movimento ma anche la gestione interna, i territori e tutto ciò che ci deve rendere nuovamente solidi e lungimiranti”.

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Gli Stati Generali, in realtà, si svolgono in un clima teso, anche se la pandemia oscura mediaticamente l’evento, i cui esiti definitivi non sono ancora del tutto chiari. L’unica certezza è ‘lo svezzamento’ dei parlamentari da Davide Casaleggio e dalla sua piattaforma Rousseau. “Il 2020, con gli Stati Generali, segna il tramonto del M5S”, spiega ancora il filosofo Becchi che, a tal proposito, dice: “l’approvazione del Mes evidenzia che si tratta di un altro Movimento e gli italiani se ne ricorderanno quando si voterà di nuovo”. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, non ha dubbi: “I Cinquestelle hanno completamente tradito se stessi col voto sulla riforma del Mes così come sul Dl Sicurezza. Nel programma avevano la fine del business dell’immigrazione clandestina e, ora, hanno fatto un decreto che smonta pezzo per pezzo i decreti Salvini e che ci riporta alla situazione precedente, quella che loro volevano combattere”.


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