Hotel, paradosso Lombardia: ‘Non riapriamo anche se ora si può’

Con la fase 2 tutti gli alberghi lombardi, precedentemente chiusi da ordinanza regionale eccetto coloro che ospitavano medici o addetti ai trasporti, avrebbero potuto riaprire. Ma le cose non stanno andando affatto bene. “Tra Milano e la Brianza il 90% degli alberghi è rimasto chiuso dopo il 4 maggio – rivela il presidente di Federalberghi Milano, Lodi, Monza e Brianza Maurizio Naro – se ne riparla a giugno e, per qualcuno, a settembre”. Il dato è tanto impietoso quanto logico: “Con il trasporto aereo bloccato e quello interregionale vietato è chiaro che – spiega – a noi manca il nostro acquirente principale, il cliente, a cui fornire un servizio”. In altre parole, tenere aperti per pochi clienti non conviene e si preferisce restare chiusi, mentre i dipendenti dell’hotel gestito da Naro sono in cassa integrazione, anticipata dall’azienda. Non tutti però sono chiusi. Tra questi l’hotel Gamma, che ha tenuto aperto pressoché per l’intera durata dell’emergenza per un contratto con le Ferrovie. Una condizione che ha portato la struttura a dotarsi di plexiglas in reception ed applicare un protocollo stilato da Federalberghi in vista della riapertura, che sarà adottato anche dagli altri hotel: “All’ingresso distribuiamo un kit al cliente comprensivo di mascherina, guanti, gel e – racconta l’amministratore Roberto Pistore – gli misuriamo la temperatura. Se superiore a 37,5 isoliamo e chiamiamo i medici”. Colazione in camera e sanificazione a ozono della stanza al check-out dei clienti per guardare al futuro con speranza: “Noi adesso abbiamo il 40% delle camere occupate, ci aspettiamo che il dato migliori”.

di Andrea Lattanzi



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