I giudici negano i sequestri. Il caso Renzi-Carrai si sgonfia

Schiaffo ai pm di Firenze che indagano l’amico del leader Iv: accolto ricorso della Fondazione Open

Schiaffo della Cassazione alla procura di Firenze per l’inchiesta sulla fondazione Open di Marco Carrai. La Suprema corte, ieri, ha annullato il sequestro probatorio di documenti e supporti informatici voluto in autunno dalla procura toscana contro l’ex consigliere della fondazione, Carrai, indagato per finanziamento illecito. Sequestro che, a fine anno, era stato confermato dal tribunale del Riesame, che aveva respinto il ricorso di alcuni finanziatori e dello stesso imprenditore amico di Matteo Renzi, nonostante i suoi legali, Massimo Dinoia e Filippo Cei, avessero corroborato la propria tesi (ossia che le condotte ipotizzate nel decreto di sequestro non fossero un reato) con tre pareri illustri, depositati insieme al ricorso e firmati da giuristi come Domenico Pulitanò, Giulio Ponzanelli e il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick.

Il pm fiorentino Antonio Nastasi aveva però chiesto la conferma del sequestro in quanto la Fondazione Open avrebbe agito da «articolazione di partito politico». Un teorema che, secondo il parere di Flick e la difesa di Carrai era da respingere, perché per essere accolto si sarebbe dovuta applicare in modo retroattivo la legge «spazza-corrotti» che era stata varata nel 2019, ossia un anno dopo la chiusura delle attività di Open, e se la fondazione non era né un partito né una «articolazione di partito», Carrai non poteva essere indagato per finanziamento illecito. Tutto inutile, visto che il Riesame aveva accolto la richiesta del pm, respinto i ricorsi e confermato quel sequestro probatorio, con una decisione gemella di quella precedentemente adottata a settembre 2019 quando era stato l’ex presidente di Open, Alberto Bianchi, a ricorrere invano – contro il sequestro da parte della Gdf, su ordine della procura del capoluogo toscano, della documentazione della fondazione e della lista dei finanziatori.

Ma i legali di Carrai non si sono arresi dopo la doppia vittoria della procura di Firenze e hanno portato il ricorso fino alla Cassazione, che ieri ha ribaltato la decisione del Riesame di dicembre scorso e ha dato ragione all’imprenditore ed ex consigliere della fondazione vicina a Renzi, annullando il sequestro probatorio con rinvio per nuovo esame. Mostrando di dubitare, evidentemente, delle certezze messe nero su bianco dal tribunale fiorentino nell’ordinanza di conferma del sequestro cassata ieri.

Quei documenti e quei supporti informatici, insomma, dovranno essere restituiti, e per l’inchiesta della procura di Firenze che indagava sulla fondazione che aveva appoggiato l’ascesa di Renzi è una gran bastonata. «Sono molto soddisfatto», si limita a dichiarare l’avvocato Dinoia, difensore di Carrai, commentando la decisione arrivata ieri dalla Cassazione. Che spariglia le carte per l’inchiesta toscana e rimette profondamente in discussione le stesse accuse mosse dalla procura contro l’imprenditore vicino al leader di Iv. Per capire fino a che punto cambiano i giochi, toccherà comunque aspettare le motivazioni della sentenza della sesta sezione, che dovrebbero arrivare entro un mese.


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