I parlamentari M5s contro Casaleggio. Un documento per fargli mollare Rousseau

La richiesta è di cedere la piattaforma. E ora il guru cerca un nuovo pupillo

Davide non molla. Anzi, cerca un nuovo pupillo per scombinare la «pax grillina» tra Beppe Grillo e Luigi Di Maio firmata sotto il solleone di Ferragosto. Gli uffici di Milano dell’Associazione Rousseau da quartier generale nevralgico del grillismo sono diventati il rifugio di chi non vuole rassegnarsi a morire dentro un’alleanza strutturale con il Pd. E così se a Roma si sottoscrivono accordi e si susseguono gli incontri riservati tra l’ex capo politico Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e perfino l’ex arcinemico Matteo Renzi, è nel capoluogo lombardo che si studiano i piani di resistenza. E al centro dell’ennesimo rimescolamento delle carte grilline c’è il premier Giuseppe Conte. Che rischia, come Casaleggio, di essere divorato in un sol boccone dal nuovo centrosinistra a tre punte. Gli altri due, il guru e il presidente del Consiglio, fino a poco tempo fa sembravano avere davvero poco in comune in quanto a linea politica. Conte incarnava l’asse giallorosso. Casaleggio non ha mai abbandonato l’idea di un Movimento che fosse alternativo ai partiti tradizionali. Di Maio si era sintonizzato sulle frequenze milanesi e non è un mistero che il governo con la sinistra non facesse impazzire di gioia nemmeno lui. E però, a un certo punto, qualcosa si è rotto. Nell’ex leader ha prevalso il pragmatismo. Intercettando il malcontento latente di Zingaretti e Renzi nei confronti di Conte, si è posto al centro del meccanismo. Con un colpo di scena ha appoggiato pubblicamente il doppio sì, poi si è intestato la paternità della svolta di Ferragosto.

«Inizia una nuova era», ha dichiarato con tono messianico dopo l’esito della votazione su Rousseau. E parliamo di colpo di scena perché Di Maio a settembre dell’anno scorso, quando si trattava di dare l’ok al Conte bis, non rivelò la preferenza espressa su Rousseau. Un atteggiamento di maniera che poneva l’allora capo politico in condizione di spettatore rispetto alla decisione di andare al governo con il Pd.

«L’obiettivo di Di Maio è sempre quello di oscurare Conte – spiegano i bene informati di cose di Palazzo – con il suo via libera all’alleanza con il Pd potrebbe venire meno l’importanza del premier quale figura di garanzia tra partiti molto diversi». Ed ecco all’orizzonte una convergenza inevitabile tra il patron di Rousseau che non vuole mollare il M5s e il presidente del Consiglio che non ha intenzione di lasciare lo scranno né tanto meno la politica. Del resto anche Rocco Casalino, lo spin doctor di Palazzo Chigi, è un personaggio allevato alla corte di Casaleggio. Tocca capire la tempistica con cui Conte scioglierà la riserva sul suo futuro politico. L’ipotesi di un partito personale ora pare sia stata accantonata. Di Maio ha proposto al premier di iscriversi al M5s, lui tentenna in attesa di capire se c’è una chance di diventarne il capo.

Intanto i parlamentari stringono il cerchio intorno a Casaleggio. Molti sono decisi a non versare più i 300 euro mensili a Rousseau. E circolano le bozze di un documento in cui si chiede al figlio del fondatore di cedere la piattaforma al M5s. Con Di Maio che potrebbe giocare di sponda con i ribelli e Conte che potrebbe prenotare un biglietto di andata e ritorno per Milano.


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