I sondaggi che silurano Conte: come finiranno le Regionali

Le ultime rilevazioni danno il centrodestra in vantaggio almeno in 4 Regioni. Trionfo dietro l’angolo e spallata al premier

Ipotesi, previsioni, sondaggi: come finiranno le imminenti elezioni regionali che si svolgeranno il prossimo 20 e 21 settembre? Difficile dirlo con certezza, anche se gli esperti di numeri hanno iniziato a tracciare eventuali bilanci e scenari ipotetici. Certo è che il centrodestra, unito e compatto, potrebbe approfittare, come ha ricordato ilGiornale, delle crepe presenti sulla facciata del blocco giallorosso. Sempre più dilaniato da correnti e punti di vista differenti.

Cosa dicono i sondaggi

Il punto fondamentale sarà capire se e dove scatterà l’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. A oggi, a meno di clamorosi ribaltamenti di fronte, il tandem Pd-grillini dovrebbe attivarsi soltanto in Liguria per le regionali, dove Ferruccio Sansa, sfavorito, spera di avere la meglio su Giovanni Toti. Dopo di che, il trait d’union giallorosso sarà attivo nelle comunali di Pomigliano D’Arco, il Paese di Luigi Di Maio, e a Faenza.

Dati i presupposti, l’attuale maggioranza rischia di uscire dalle urne con un pugno di mosche e con evidenti ripercussioni politiche in ambito nazionale. Facendo due rapidi conti, nella citata Liguria Giovanni Toti non dovrebbe avere problemi alcuni a ottenere la riconferma. Stesso discorso, con percentuali ancora più marcate, può essere fatto in Veneto per Luca Zaia.

La partita, fa quindi notare il quotidiano La Stampa, è in bilico nelle Marche, dove pure, il candidato del centrodestra Francesco Acquaroli è davanti a Maurizio Mangialardi del 6-8%. Il discorso cambia in Campania. Qui Enzo De Luca ha una decina di punti percentuali in più rispetto a Stefano Caldoro.

Si preannuncia intensa la sfida in Toscana: Eugenio Giani è in testa di 9-11 punti percentuali su Susanna Ceccardi, pronta tuttavia a sovvertire ogni pronostico. Più complessa la situazione in Puglia. Qui Michele Emiliano è in bilico, e Raffaele Fitto potrebbe centrare il colpaccio. I dirigenti del Pd, insomma, non hanno alcune certezze e temono la sorpresa delle urne.

Gli effetti sul governo

I sondaggi, si sa, non contengono la verità assoluta. Sono in ogni caso un ottimo indicatore capace di offrire un’indagine esplorativa su un dato fenomeno, così da prevederne l’esito. Non sempre azzeccano i pronostici ma spesso fotografano tendenze e situazioni elettorali.

In merito alle ormai imminenti elezioni regionali, l’esito delle urne avrà senza ombra di dubbio una ripercussione sull’esecutivo. Inutile che la maggioranza cerchi di mettere le mani avanti eludendo il nodo spinoso che potrebbe presto ritrovarsi tra le mani.

Anche perché potremmo ritrovarci di fronte a uno scenario simile. Da una parte il M5s orgoglioso di sventolare ai quattro venti la vittoria ottenuta nel sì al taglio dei parlamentari per nascondere la probabile debacle delle regionali; dall’altra il Pd, che incasserebbe tutti i ko, regione per regione, perché i candidati più importanti sono tutti Dem. Per quanto riguarda Matteo Renzi, molto dipenderà dall’esito che otterrà Italia Viva in Toscana. Qualora il partito dovesse restare sotto il 5%, Iv ne uscirà con le ossa rotte e assai indebolita.

È per questo motivo che il Pd ha orientato la propria campagna elettorale sul voto utile, ovvero il voto al candidato che si ritiene possa vincere la contesa e non al personaggio più gradito, e tutto per sconfiggere il centrodestra. Pur affidandosi al voto utile, non è però detto che la strategia possa pagare.

Nelle Marche la legge impedisce il voto disgiunto tra liste e candidato governatore. In Puglia, invece, è permesso il voto disgiunto. Alla fine della fiera, Pd e M5s potrebbero non replicare l’intesa del governo, dando così via libera al centrodestra. È questa la fotografia immortalata dagli ultimi sondaggi: un “4-2” che fa letteralmente tremare i giallorossi.


Fonte originale: Leggi ora la fonte