Il blocco sfratti è una trappola per il ceto medio

Caro direttore, il governo è paralizzato e la maggioranza litiga per le poltrone mentre milioni di italiani sono angosciati

Caro direttore,

il governo è paralizzato e la maggioranza litiga per le poltrone mentre milioni di italiani sono angosciati. Non parlo solo dei cittadini che rischiano di ricevere cartelle esattoriali (l’altro giorno Stefano Pedica del Pd, che ringrazio per l’onestà intellettuale, ha detto: «Devo dare ragione a Salvini che da tempo solleva questo problema»). Potrei parlare dei ristori in ritardo, delle incertezze sanitarie, dei timori sulle nuove chiusure, del caos nella scuola o di tanti altri temi: ma in questa occasione vorrei sottolineare con forza il dramma che si consuma sulla casa. Il governo ha deciso di prolungare fino al 30 giugno il blocco degli sfratti interessati da sentenze definitive. La norma sembrerebbe un aiuto alle categorie più deboli colpite dalla crisi causata dal Covid-19, e invece è una punizione per i proprietari che nella stragrande maggioranza sono pensionati o famiglie del ceto medio. Persone che, per andare sul concreto, hanno nell’affitto un’essenziale fonte di reddito.

Il blocco delle esecuzioni dura ormai da nove mesi ma riguarda procedimenti giudiziari del 2018 e del 2019: visti i tempi medi di una sentenza, le morosità che hanno causato controversie non hanno a che fare con la pandemia. I parlamentari della Lega hanno sollevato il problema con decisione fin da luglio, con un intervento del deputato Matteo Bianchi al quale ne sono seguiti tanti altri: l’approccio confuso e ideologico del governo prevarica il giudizio del tribunale, ferisce le legittime aspettative di milioni di famiglie ed è un attacco alla proprietà privata che «è riconosciuta e garantita dalla legge» come ricorda l’articolo 42 della Costituzione.

Secondo il report 2019 sul patrimonio immobiliare del Dipartimento delle Finanze, gli immobili affittati sono circa sei milioni e i proprietari poco più di quattro: per l’Agenzia delle Entrate, il 57% di questi ultimi ha un reddito – rendite comprese – fino a 26mila euro. Un terzo di questa somma, stando a un rapporto di «Solo Affitti», è frutto del canone medio annuo che è di circa 7.400 euro. Il governo Conte ha deciso di azzerare questo profitto (senza considerare tasse, spese condominiali e canoni pregressi non riscossi), e così ha punito un’ampia fetta di cittadini già bastonati dalla crisi. Il loro inquilino non paga, sono costretti a versare le tasse come se avessero incassato, il tribunale gli ha dato ragione. Ma non rientrano in possesso del bene. Anziché essere il governo a trovare soluzioni, strappa ai privati gli appartamenti affinché si sostituiscano allo Stato per aiutare la collettività, furbetti compresi.

Nell’esecutivo c’è chi crede che vadano difesi tutti gli inquilini morosi, bastonando i proprietari «ricchi ed egoisti»: è un approccio ideologico completamente lontano dal buonsenso e dalla realtà. Il legislatore non dovrebbe dividere i cittadini in italiani di serie A e italiani di serie B. E dovrebbe essere in grado di distinguere tra morosi in buonafede e gente che fa del «non pagare» una professione. Avere un immobile da affittare non è una colpa e – spesso – nemmeno un lusso, ma una necessità economica.

Chi affitterà ancora, col rischio di non ottenere un euro per decisione di Conte? Siamo sicuri che questa tendenza non danneggi i cittadini più fragili e che non possono acquistare? La maggioranza parla di incentivi sulla rinegoziazione del canone: sono inutili, vista la totale incertezza.

La Lega e il centrodestra farebbero diversamente. In Lombardia sono stati messi 78,6 milioni fra Aler (l’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) e sostegno ai privati: è una scelta concreta e ragionevole, che peraltro dà ossigeno anche a chi vive in periferia e che troppi sindaci – da Milano a Napoli, da Torino a Roma – hanno dimenticato. A nostro giudizio servono esenzioni fiscali per i negozi sfitti e va estesa la cedolare secca voluta dalla Lega.

Nei prossimi mesi rischiamo di vedere molti proprietari affidarsi al web per offrire immobili per brevi periodi, tagliando alternative a chi cerca un tetto ma ha poche risorse. I ceti medio-bassi saranno ancora più in difficoltà.

È uno dei temi, caro direttore, che vorrei affrontare col premier: dal 10 dicembre attendo di sapere quando e dove poterlo incontrare, insieme alle altre forze dell’opposizione, come lui stesso mi garantì via sms. C’è tanto da discutere: le opere pubbliche finanziate ma ferme, il piano vaccinale, il Recovery plan, la riapertura delle scuole, il blocco dei licenziamenti, i ristori in ritardo. L’Italia ha bisogno di un governo, non di sceriffi di Nottingham litigiosi e incapaci. La Lega e il centrodestra – cioè chi è maggioranza nel Paese – sono pronti.


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