Il cacao sostenibile per salvare i gorilla

Di avere contatti con l’uomo non ne vuole proprio sapere. Anzi, appena sente il suo odore si sposta per non farsi trovare. Non è dato sapere se per paura ancestrale o per timidezza ma il gorilla di Cross River è oggi tra i primati africani più minacciati con una popolazione inferiore ai duecento esemplari. Si è rifugiato in alcuni degli ultimi hotspot di biodiversità nelle foreste di confine tra Nigeria e Camerun per sfuggire alla perdita di habitat dovuta alle attività umane e alla caccia indiscriminata.

Per proteggere questo raro mammifero, che appartiene a una sottospecie evolutasi in forma distinta durante il Pleistocene, l’Unione europea ha finanziato con due milioni di euro in quattro anni una serie di programmi di conservazione che saranno coordinati dalla Wildlife Conservation Society  in collaborazione con il Nigeria National Park Service.

In questo caso, al posto di interventi diretti sulla fauna, il contributo sarà dedicato a sostenere sotto il profilo economico le comunità che vivono nelle aree circostanti e che rappresentano il principale pericolo per la sopravvivenza dei gorilla. Secondo diversi studi la distribuzione frammentaria di questa grande scimmia, 11 gruppi in circa quattromila chilometri quadrati tra il Cross River National Park in Nigeria e l’area di Okwangwo al confine con il Takamanda National Park in Camerun, è dettata dalla pressione agricola sull’habitat più che dalla ricerca di cibo. Le più importanti fonti di reddito della zona sono il mango e soprattutto il cacao, che viene coltivato colonizzando sempre nuove porzioni di foresta quando i terreni esistenti diventano meno fertili. Una pratica che aumenta la deforestazione riducendo i margini dell’habitat di questi gorilla.

Il finanziamento dell’Unione europea, destinato a circa un migliaio di famiglie di agricoltori, sarà utilizzato per organizzare percorsi di formazione alla coltivazione sostenibile del cacao, il frutto da cui si ricava la cioccolata. Per evitare che nuove aree di foresta siano trasformate in campi, i tecnici sostituiranno gli alberi più vecchi e meno produttivi con piantine a maturazione accelerata. Senza contare che si potranno acquistare nuovi veicoli per il pattugliamento anti-bracconaggio, costruire e rinnovare le stazioni esistenti dei ranger.
I gorilla di Cross River frequentano le foreste pluviali comprese tra i 200 e i quasi duemila metri di altitudine ma spesso si spostano in base alle stagioni come nessun primate africano. Hanno un territorio che può coprire i trenta chilometri quadrati e una dieta che varia dalla frutta, nei periodi di abbondanza, fino alle erbe e alle cortecce.

L’iniziativa per la conservazione di questa grande scimmia fa parte del programma europeo Support Programme for the Preservation of Forest Ecosystems in West Africa per la tutela dell’ambiente in sei regioni di confine dell’Africa occidentale. In questo ambiente tra Nigeria e Camerun, oltre al gorilla di Cross River, sono presenti anche altre specie minacciate di primati come lo scimpanzé comune (Pan troglodytes ellioti), il drillo (Mandrillus leucophaeus), il colobus rosso di Preuss (Piliocolobus preussi) e animali a rischio come l’elefante della foresta (Loxodonta cyclotis) e il picatarte collogrigio (Picathartes oreas), un passero dal collo lungo e con un becco che ricorda quello del corvo.
 
 



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