Il calcio conta i positivi, ripartenza in salita. Polemiche sui tamponi

ROMA – In due giorni: un positivo al Torino, sei alla Fiorentina, quattro alla Sampdoria. E uno di questi, asintomatico, ha un parente infermiere… Altri tre casi di positività (due italiani, uno straniero) di una importante squadra di serie A sono in arrivo. Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha spiegato: “Al Milan abbiamo qualche giocatore contagiato in via di guarigione ma Maldini, sia il padre che il figlio, ora stanno bene. Milanello è aperto e noi abbiamo già ripreso ad allenarci, mantenendo le distanze. Ci stiamo incamminando verso la ripartenza”. All’Inter nessun negativo, la squadra di Conte torna ad allearsi. Altre società stanno ancora facendo i test ai loro giocatori.

L’alto numero di positivi comunque è il risultato dei tanti tamponi. Se ne è parlato anche ieri durante l’incontro (interlocutorio) fra Figc e Cts, comitato tecnico scientifico. Quando il professor Zeppilli, che guida la commissione voluta da Gravina, ha fatto notare che le società di serie A stanno già facendo un sacco di tamponi, e fra queste anche l’Atalanta, qualcuno degli scienziati ha storto il naso. Sì, perché appunto se non hai una azienda privata che te li fa (ce n’è una che ne garantisce 5000 al giorno, a pagamento ovviamente), per il comune mortale, soprattutto se asintomatico, sono ancora problemi seri. Ma il calcio, si sa, ha le sue risorse. Ed è normale che adesso vengano fuori tutti questi positivi perché si stanno facendo tanti esami, lo stesso succederebbe se si facessero ad un largo campione di popolazione. Ed è anche una fortuna, diciamo così, che si scoprono ora, prima che le squadre vadano blindate in ritiro (quanto non si sa) e inizi il campionato. Lì sarebbe un problema serio.

Inutile guardare alla Germania, ogni Paese ha le sue leggi: lì in caso di positività di un calciatore, è previsto l’isolamento solo dell’eventuale positivo, mentre gli altri compagni vanno avanti regolarmente. Da noi c’è un dpcm del governo: dovesse malauguratamente succedere a campionato in corso sono previsti 14 giorni di quarantena per il positivo e per tutti quelli che sono venuti a contatto con lui. Almeno adesso le regole sono così, dal 18 si vedrà. Figc e Lega si augurano che l’eventuale positivo possa essere isolato dalla squadra e i suoi compagni, fatti i tamponi e risultati negativi, possano continuare ad allearsi e a giocare. Su questo tema si cercherà un accordo fra la Figc e il Cts, Gabriele Gravina ha dimostrato forte disponibilità e buon senso.

Sulla possibile ripartenza del calcio “il comitato tecnico-scientifico sta valutando e sta prendendo in considerazione i protocolli che la Figc sta analizzando, quando ci sarà completezza su tutti i dati disponibili il comitato prenderà una posizione” ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel punto stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia. Quanto agli stadi, “è un grande affollamento di persone, è difficile immaginare riempire gli stadi, è un raduno di massa e al momento epidemico attuale, sebbene positivo, non si può. E’ stato consentito l’allenamento individuale, ora valutando l’andamento epidemiologico e guardando i protocolli che ci vengono sottoposti cercheremo di dare una risposta appropriata e sostenibile. Tenendo conto che viviamo in un contesto europeo dobbiamo cercare di armonizzarci”.

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In realtà all’interno del Cts, 20 scienziati, c’è un fronte disponibile a riaprire la stagione a metà giugno e un altro, soprattutto del Nord, che non ne vuole sapere e propone di ripartire a settembre. Chi la spunterà?  Chi la spunterà? Gravina ha elogiato Maurizio Casasco, n.1 della Fmsi, che ha partecipato ieri al summit e Casasco ha assicurato che “con la Figc c’è piena sintonia”. Bene, questa è una notizia positiva. Fra Figc e Fmsi c’è anche l’accordo di fare i tamponi a tutti i giocatori ogni quattro giorni, un impegno gravoso ma che dpvrebbe garantire massima sicurezza. Intanto, oltre una decina di medici sportivi di serie A, aveva preparato una dura lettera, ma poi non è stato trovato l’accordo e la lettera non è uscita. Eccone uno stralcio: “I Medici delle Squadre di Serie A, dopo aver ricevuto e letto attentamente le “Indicazioni e procedure per la ripresa degli Allenamenti Individuali” diffuse nella giornata di ieri da parte della Figc, desiderano manifestare il proprio disappunto inerente la discrepanza temporale dell’esecuzione degli esami ai giocatori rispetto alle linee guida emanate il 03.05.20 dall’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nelle indicazioni Figc, infatti, non risulta necessario svolgere accertamenti sierologici e molecolari alla ripresa dell’attività individuale (prevista dal 4 maggio, ndr) . In tal caso gli atleti e gli operatori potrebbero essere esposti a un contagio e i calciatori già infetti sarebbero posti durante l’allenamento a un ulteriore rischio di aggravamento della patologia. I Medici dei Club di Serie A, peraltro già esposti ad enormi responsabilità legali, manifestano la preoccupazione per la confusione nelle norme e per la mancanza dopo oltre 2 settimane di un loro rappresentante…”. Da parte dei medici sportivi, 17 su 20, c’era stata già una lettera di venti pagine di considerazioni, dubbi, richieste di chiarimenti e critiche al progetto della commissione medico-scientifica della Fgc, diretta dal professor Zeppilli. Ora queste considerazioni. Gravina di sicuro metterà ordine in tutta questa delicatessima materia.

Il calcio è pronto a prendersi i suoi rischi pur di ripartire (il 18 maggio con gli allenamenti colletivi, il 13 giugno con il campionato, 124 partite ancora da disputare). “D’altronde, se aspettiamo i contagi zero non si gioca più, ma non si lavora nemmeno più, non si esce di casa…”, sostengono i presidenti che spingono per la ripartenza (altri frenano, bruscamente). Luigi De Siervo, ad della Lega, si augura che nel giro di 40 giorni si possa giocare, ovviamente a porte chiuse, anche a Milano, Bergamo, Torino e Brescia. Ma intanto l’Atalanta ha proposto come campo neutro Reggio Emilia, dove già gioca il Sassuolo, e le altre società, come da noi spiegato tempo fa, sono pronte ad andare al Centro Sud, da Firenze sino a Lecce problemi non ce ne sono, e gli stadi non mancano. Questo il Piano B. Augurandosi che non si debba passare al Piano C, vale a dire la chiusura della stagione.

I club guardano più al premier Conte che al ministro Spadafora, ma sbagliano. La prudenza di Spadafora è anche quella del ministro della Salute, Speranza, e dei venti membri del Cts. Si capirà qualcosa in più intorno al 12-14maggio, dipende tutto dalla curva e dai matti del Naviglio. Inutile fare pressioni, si raccomanda Spadafora, inviso ai presidenti che lo hanno soprannominato il Superministro. Ma le parole della sottosegretaria Sandra Zampa sono state incoraggianti, “se dati ok dopo il 18 si valuta apertura campionato”.

L’esempio della Germania (e la Bundesliga va su Sky)

La Germania rappresenta l’esempio virtuoso di collaborazione fra tv, Bundesliga e Governo. Grazie a questo dialogo fra le parti è stato possibile fare ripartire il calcio, e grazie anche ad un’ottima organizzazione sanitaria. L’accordo con i broadcaster (con una riduzione di una rata) è stato sostenuto dal governo tedesco e ha permesso la riapertura dal 16 maggio. Una situazione che al momento non sia verificando in Italia, dove la Lega, divisa nel suo interno, non ha ancora chiuso un accordo con le tv e anche questo è uno dei nodi che rallenta l’ipotesi di ripresa. Nell’attesa di capire cosa succederà nel nostro Paese, le gare della Bundesliga si potranno vedere su Sky. Intanto, la Lega Serie A ha convocato d’urgenza un’assemblea d’urgenza in videoconferenza il 13 maggio . Fra gli argomenti all’ordine del giorno i club si aggiorneranno in merito alla possibile ripresa del campionato e al rapporto con i licenziatari per i diritti audiovisivi del torneo per il triennio 2018-2021.

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