Il caos Sicilia

Conte si tiene lontano dal caso e spera che il Tar bocci l’ordinanza di Musumeci, al quale neppure i sindaci di sinistra danno torto. Il rebus delle competenze sanitarie

Nello Musumeci non si accontenta delle rassicurazioni in arrivo dal Viminale e nemmeno dei toni carezzevoli. Mediazione fallita: lo scontro tra Roma e la Sicilia sui migranti pare destinato a finire nell’aula del Tar. Il governatore si era sentito più volte al telefono con Luciana Lamorgese, con cui in passato non era mai mancata la collaborazione. E dai colloqui con il ministro era scaturita una nota del Viminale di piena linea morbida, pur richiamando il presidente della Regione alla «leale collaborazione».

«La situazione attuale – recita la nota diramata dal ministero dell’Interno ieri mattina – richiede lo sforzo comune da parte di tutte le istituzioni», uno sforzo «oggi più che mai indispensabile». Un non velato riconoscimento della difficoltà della situazione siciliana. Lo stesso Musumeci del resto ha ricordato che il ministro Lamorgese si è spesa andando a fare un sopralluogo a Lampedusa, l’isola da cui è partito un’accorata richiesta di aiuto. «Appelli inascoltati – accusa però il presidente – tant’è che ancora oggi la dichiarazione dello stato d’emergenza non c’è».

Ieri mattina però è calato il gelo. Il tentativo del Viminale di liquidare come «nulla» l’ordinanza è risultato vano. Gli uffici del Viminale hanno chiarito che senza una impugnazione l’ordinanza sarebbe risultata valida. «Anche perché – spiega al Giornale l’assessore regionale alla salute Ruggero Razza – due precedenti ordinanze in materia sono entrate in vigore senza problemi». Al ministero non è rimasto che procedere con le carte bollate. Anche perché nel frattempo il governo pare aver lasciato solo il ministro a fronteggiare la questione, a parte una dichiarazione del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Il premier Giuseppe Conte è scappato dalla scottante questione dei migranti stipati negli hotspot siciliani, dove il «distanziamento sociale» è una chimera. Un mutismo incredibile che non è sfuggito a Musumeci, pronto a sottolineare che «la risposta da Roma è fatta di silenzi e omissioni». Così, il governatore ha deciso di non arretrare e di minacciare anzi il ricorso alla magistratura se le forze dell’ordine non faranno applicare la sua ordinanza.

Nel governo c’è la convinzione che l’ordinanza sarà bocciata dal Tar perché la competenza sui flussi migratori spetta al governo e l’ente non ha competenza. Ma la Regione, che tra l’altro è a statuto speciale, sta spostando l’asse della questione sul versante sanitario, che è invece una propria competenza, rafforzata dal fatto che il governatore è stato nominato proprio dal governo «soggetto attuatore per l’emergenza Covid». E infatti ieri la Regione ha sottolineato come a Lampedusa sia stata confermata la positività di 58 migranti e ha sguinzagliato gli ispettori delle Asl negli hotspot di tutte le province. Se l’autorità sanitaria dovesse rilevare che nei centri, «che spesso non sono a norma» sottolinea l’assessore Razza, ci siano effettivi pericoli per i cittadini siciliani o per gli stessi migranti, a seguito dell’affollamento causato da diecimila sbarchi in un mese e mezzo (a fronte di 3.500 ricollocamenti), potrebbe arrivare l’ordine di porre i sigilli alle strutture per motivi sanitari e a quel punto toccherebbe alle forze dell’ordine far rispettare le indicazioni delle Asl. Un bel garbuglio.

Cui si aggiunge la trama politica. Musumeci è stato messo in croce dai cantori giallorossi, ma tra i sindaci siciliani di sinistra che vivono in pieno le difficoltà nella gestione degli hotspot, l’accusa a Musumeci di fare demagogia si accompagna sempre ad appelli al governo a fare qualcosa. «Il governo nazionale – ha detto Leoluca Orlando – deve intervenire se non vuole abbandonare a proclami e dichiarazioni propagandistiche la situazione siciliana». E a Trapani, il sindaco Pd Giacomo Tranchida ha cercato invano di fermare gli sbarchi di migranti dalle navi quarantena, finito il periodo di isolamento. Ieri da nave Azzurra altri 600, «400 dei quali andrebbero espulsi», ha sottolineato lo stesso primo cittadino secondo cui l’ordinanza di Musumeci è «lo strumento sbagliato» ma «da certi punti di vista è condivisibile». Il Viminale intanto cerca di alleviare la pressione sugli hotspot. Basterà?


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