Il cenone di Natale spacca il governo, spiragli per lo sci. Rientri dall’estero: controlli più stretti

Ieri la cabina di regia, oggi il vertice di maggioranza. Discussione sugli ospiti a tavola: 6, 8 o 10. Aperture su istruzione e montagne

Il governo corre per chiudere entro domenica sera il nuovo Dpcm. Il pacchetto di misure, che dovrebbe allentare le restrizioni, entrerà in vigore a partire dal 4 dicembre. Sono ancora tanti i dossier aperti sul tavolo dell’esecutivo. E lo scontro tra rigoristi e aperturisti non ha ancora trovato un punto di sintesi. Ieri il premier Giuseppe Conte, di rientro dalla Spagna dall’incontro con il suo omologo Pedro Sánchez, ha rinviato a oggi la riunione con i capi-delegazione della maggioranza per mettere a punto gli ultimi dettagli del Dpcm. E sempre oggi – annuncia Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni dovrebbe riunirsi la cabina di regia che dovrà esaminare le indicazioni dell’esecutivo per il prossimo Dpcm. Si discute su vari punti: la scuola. La riapertura delle scuole resta un tema divisivo nel governo. Sia il premier Conte (ieri) che il ministro della Scuola Lucia Azzolina hanno avanzato l’idea di riportare, a partire dal 9 dicembre (al massimo dal 14 ), i ragazzi in aula. Una riduzione graduale della didattica a distanza. Ipotesi che non convince il ministro della Salute Roberto Speranza. Il ministro di Leu vorrebbe rinviare tutto a dopo il 6 gennaio.

Altro tema caldo la rimodulazione dei 21 parametri sulla base dei quali si assegna la fascia di rischio alle Regioni: gialla, arancione o rossa. Ieri il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha aperto all’ipotesi di portare i parametri a 5. Soluzione condivisa anche dal ministro grillino per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Sul Natale il governo rischia di andare in panne. Primo ostacolo: cenone e pranzo di Natale. Conte guarda al modello tedesco: limite massimo di 10 persone. Che il premier vorrebbe trasformare in raccomandazione da inserire nel Dpcm. Ma c’è chi vuole abbassare il limite a 6 o 8. Si tratta. Per la Messa di Natale è scontro aperto con la Cei. La Conferenza dei Vescovi ha preparato il protocollo per far svolgere le funzioni religiose in sicurezza. Compresa la messa di Natale. Ma c’è l’ostacolo del coprifuoco che scatta alle 22. Il ministro Speranza non vuole concedere la deroga. I renziani sono schierati con la Cei. Speranza potrebbe cedere. Sulla chiusura degli impianti di sci, il presidente del Consiglio rischia una figuraccia sul piano europeo: dopo aver chiesto un’iniziativa a livello comunitario per lo stop alla stagione sciistica, rischia di restare isolato. Il cancelliere austriaco Kurz è pronto a riaprire gli impianti. La Francia non ha ancora deciso. Il governo italiano potrebbe ingranare la retromarcia. Altri temi sul tavolo sono i ristori e il rientro degli italiani dall’estero. Si decide oggi. Salvo intese. La formula che piace ai giallorossi.

Restano i divieti ma deroghe familiari
Resta confermato il divieto di spostarsi da una Regione all’altra. Nel prossimo Dpcm il governo inserirà deroghe per consentire il ricongiungimento di familiari e fidanzati in occasioni delle festività di Natale con l’arrivo di nuove autocertificazioni. Resta il tema delle seconde case: l’idea è di vietare il trasferimento verso le seconde abitazioni per evitare esodi. Altro tema sono i rientri dall’Estero: l’esecutivo si prepara a varare una serie di misure per intensificare i controlli negli scali e nelle stazioni. Linea sintetizzata nelle parole del coordinatore del Cts Agostino Miozzo: «I movimenti della popolazione sono un fattore di grave rischio, vanno mantenute le misure restrittive». La parola d’ordine dell’ala rigorista nel governo è non ripetere gli errori di Ferragosto, quando l’Italia si godette le ferie senza troppi scrupoli.

Un’unica fascia gialla e solo 5 parametri
Il governo di concerto con il Cts valuta l’ipotesi di ridurre da 21 a 5 i parametri per individuare in ogni Regione la fascia di rischio. «Non so se i parametri per valutare il rischio regionale di diffusione del coronavirus passeranno da 21 a 5. Noi vogliamo tenere ancora bassa la curva a dicembre e gennaio ed evitare una terza ondata. Per farlo decideremo con le Regioni il metodo migliore», commenta il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. Oggi pomeriggio, ci sarà un nuovo «round negoziale» tra governo e Regioni, sia per avviare il confronto per la diminuzione dei 21 parametri di rischio, sia per iniziare a ragionare sulle normative che verranno inserite nel Dpcm del 3 dicembre. Restano confermati i tre colori: giallo, arancione e rosso. Ma con la discesa della curva dei contagi l’Italia diventerà un’unica fascia gialla. Nonostante la riduzione dell’Italia a un’unica fascia, il governo manterrà nel periodo delle feste di Natale le restrizioni.

Limiti ai commensali: ipotesi di intesa a 8
Il governo continua a ballare sui numeri dei posti consentiti nelle tavole del prossimo Natale: sei, otto o dieci? Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – da Lilli Gruber l’altra sera ha ipotizzato il modello tedesco: limite di dieci persone per pranzi e cenone di Natale e Capodanno. Bocciata la soglia del limite dei sei posti, ritenuto troppo restrittivo. C’è chi spinge per fissare un limite massimo di 8 persone. Si tratterà però sempre di una semplice raccomandazione. Nessun obbligo. Nel Dpcm sarà fissata una raccomandazione a non superare le dieci persone in occasione del pranzo di Natale e del cenone di Capodanno. Il raduno sarà riservato ai congiunti. Ovviamente anche in questo caso si tratta di un semplice invito. Il ministro del Sud Giuseppe Provenzano ha definito il dibattito sul cenone mortificante.

I protocolli della Cei. Deroga per la Vigilia
È uno temi più controversi nel confronto di queste ore. La Cei ha definito il protocollo per far svolgere le cerimonie religiose: ingressi scaglionati, mascherine e distanziamento. Chiese aperte ma con ingressi contingentati. Il protocollo è pronto e aspetta solo di essere oggetto di discussione e confronto con i ministri del governo Conte. Nessun divieto per i riti religiosi in occasione delle festività di Natale. Resta il nodo della messa di mezzanotte: il coprifuoco resta confermato alle 22. «In questo momento c’è il coprifuoco dopo le 22. Faremo una valutazione sulla base dei dati epidemiologici dei prossimi giorni», ha chiarito il ministro Roberto Speranza. C’è l’opzione di una deroga per le ore 24 solo nella notte di Natale. Ma al momento nel governo sono forti per resistenze per dare l’ok alla deroga. Oggi Conte vede i capi delegazione per decidere.

Gli ostacoli europei un «favore» alle piste
Resta il terreno più scivoloso per il governo. Il premier Conte e il ministro della Salute Speranza sono per chiudere gli impianti. Dagli Studi di Otto e Mezzo il presidente del Consiglio,sollecitato da Lilli Gruber, è stato molto chiaro: niente apertura degli impianti. Il capo del governo punta però su una decisione comune al livello europeo. Ma dall’Austria arriva il primo stop: il cancelliere Kurz intende riaprire gli impianti sciistici. La Francia non ha preso alcun decisione in merito. E nemmeno la Germania. Conte rischia di restare isolato. Perché si teme un danno solo per gli impianti italiani con la chiusura. E dunque nelle ultime ore riprende quota nell’esecutivo l’ipotesi di riaprire gli impianti. Gli assessori delle Regioni alpine, che hanno chiesto un incontro al ministro Gualtieri, calcolano il danno in 20 miliardi.

Idea ritorno in classe. Le date del 9 e del 14
Si vuole riaprire la scuola dal prossimo 9 dicembre o al massimo dal 14 dicembre. Sulla scuola si sta giocando una importante partita politica all’interno dell’esecutivo. Italia Viva e M5S vogliono riportare i ragazzi in aula. I ministri del Pd e il titolare della Salute Roberto Speranza vogliono rinviare la riapertura a dopo il 6 gennaio. «Lavoriamo insieme per riportare gradualmente gli studenti in classe», ha dichiarato ieri il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina al termine dell’incontro con i sindaci. Anche il premier Giuseppe Conte insiste sulla ripresa delle attività scolastiche al più presto. Ma al momento non ci sono certezze né date confermate. Al vertice di oggi con tra Conte e i capidelegazione il tema scuola sarà centrale. Alla fine potrebbe prevalere la linea aperturista. Con tutti i rischi del caso.

La richiesta di fondi per tutta l’Italia
Altro capitolo spinoso: cresce la spinta delle Regioni per un allargamento delle quote ristoro anche ai territori in zona gialla e arancione. Una timida apertura c’è stata da parte del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: «I ristori, così come sono stati garantiti per le attività che oggi sono chiuse, saranno assicurati anche a tutte le attività che ruotano intorno al turismo invernale». E anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dato segnali di apertura. Ipotizzando una novità: «Siamo pronti a confrontarci per mettere a punto un meccanismo organico di natura perequativa per i ristori che vada oltre le limitazioni per aree di rischio pandemico e quelle derivanti dai codici Ateco e si basi sul rimborso di parte dei costi fissi. In questo quadro condividiamo la necessità di ristorare, sulla base dei dati del 2020, anche i liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatori o alla Gestione separata».

Chiusura alle 18. Ma si tratta ancora
Regna la confusione sul tema della riapertura di bar e ristoranti, molto sentita dalla categoria. Non c’è ancora intesa: per ora il governo resta fermo sul no all’apertura serale di bar e pizzerie. Ma è un tema su cui si ragiona con l’ipotesi di prolungare fino alle 22 l’attività. A oggi in tutte le regioni bar e ristoranti devono chiudere le serrande alle 18. La linea del governo è di confermare anche per il periodo di Natale lo stop alle 18. Ma la categoria insorge. E qui che potrebbe prendere piede l’idea di una differenziazione tra le Regioni. Nei territori rossi nessuna deroga. Si valuta di consentire il servizio ai tavoli fino alle 22 nelle regioni in fascia gialla e arancione. Nessuna decisione è stata presa. Sarà oggetto di una valutazione nei prossimi giorni anche alla luce dell’andamento della curva dei contagi.

Weekend e festivi: verso le aperture
Nei fine settimana e nei giorni festivi saranno aperti i centri commerciali e i grandi magazzini. Ovviamente con misure stringenti: ingressi scaglionati, mascherine e distanziamento. Qualche dubbio arriva dal Cts. «Riteniamo che l’apertura delle scuole non sia a rischio zero. Però è un rischio sicuramente inferiore di immaginare i ragazzi liberi di andare nei centri commerciali senza regole ed è un rischio che prende in considerazione la salute psicofisica dei ragazzi. Non è pensabile lasciare milioni di giovani nella didattica a distanza per un anno intero. Avremo quest’anno dei liceali che arriveranno alla maturità avendo fatto un mese di scuola in presenza, questo è inaccettabile», ha spiegato Agostino Miozzo, presidente del Comitato tecnico scientifico. E dunque è una misura non ancora definita da parte dell’esecutivo.

Orari prolungati solo fino alle 22
Nuove regole per lo shopping natalizio. Via libera all’apertura fino alle 22. Scartata per l’ora l’ipotesi di un prolungamento fino alle 24. Ma non sarà uguale ovunque. Se tutta l’Italia passerà in zona gialla, allora si va verso un’indicazione unica: negozi aperti fino alle 22 per gli acquisti di natale. Se la situazione in alcune regioni resta critica, il discorso cambia. L’idea è di riaprire i negozi aperti anche nelle aree arancioni (non solo in quelle gialle) ma con un contingentamento degli accessi nelle vie dello shopping. Il tutto per evitare una terza ondata di contagi a gennaio. Misure specifiche per le strade più affollate: via del Corso (Roma), via dei Mille (Napoli), via Montenapoleone (Milano). In questo caso entrano in gioco i sindaci che dovranno varare ordinanze mirate per contenere e prevenire gli assembramenti.

Stop alle 10 di sera. Deroga per il 24
L’ora X per rientrare a casa resta alle 22. Al momento non è prevista nessuna deroga. Il ministro della Salute Roberto Speranza, infatti, è stato inamovibile: con lo slittamento alle 24 nel periodo di Natale si rischierebbero assembramenti e resse, e quindi il ritorno dei contagi. C’è una sola deroga allo studio: la notte di Natale. Potrebbe essere una concessa solo per quella serata particolare la possibilità di rincasare alle 24. Dopo la benedizione in chiesa. Messa alle 23 e allo scoccare della mezzanotte tutti a casa. Senza gli auguri. È un’opzione su cui stanno spingendo la Cei e i renziani. Ma per ora Conte e il ministro Speranza non intendo cedere. Si andrà al braccio di ferro. Però uno spiraglio c’è: il governo attende di visionare il protocollo Cei per capire i margini di intervento per la notte di Natale.

Sì agli spostamenti (con la residenza)
Una decisione non è stata ancora presa. Il governo è per vietare il trasferimento nelle seconde case. Anche se si è residenti o domiciliati. Il motivo l’ha spiegato il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa: Raggiungere le seconde cose durante le feste di Natale non sarebbe di per sé un problema, ma quello che si vuole evitare sono gli spostamenti di massa che generano poi affollamenti». E anche il rischio che le persone si ammalino in territori dove le strutture sanitarie non sono sufficienti. Al momento non è ancora stato deciso se si potrà raggiungere le seconde case dove non si è residenti. Non è escluso, però, che si attenda di conoscere i dati del contagio dei prossimi giorni, gli andamenti dell’epidemia. La discussione è ancora in atto. Il nodo sarà sciolto questa mattina al vertice di maggioranza.


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