Il governo cerca sconti in Ue. Ma così è sempre più debole

Gualtieri: “Patto di stabilità solo quando il Pil torna al pre-Covid”. Gentiloni: “Un piano per tasse europee”

L’Italia torna in Europa, per la prima volta dagli anni Novanta, come ricettore netto, cioè da stato membro che riceve da Bruxelles più di quanto versi. Posizione di debolezza che non ha impedito al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, di avanzare richieste importanti ai colleghi dell’Unione.

Nel secondo giorno dell’Ecofin informale, ha tenuto banco (almeno per quanto riguarda l’Italia) la questione del ritorno in vigore delle regole del Patto di Stabilità. Vincoli sul livello massimo di indebitamento della pubblica amministrazione e l’obiettivo di medio termine, quindi il graduale ritorno al pareggio di bilancio. Obiettivi, sempre per quanto riguarda l’Italia, difficili da raggiungere prima della pandemia, proibitivi oggi.

Il patto è stato sospeso e, stando agli orientamenti emersi all’Ecofin, non tornerà prima del 2022. Ieri lo stesso Gualtieri ha sostenuto che «sarebbe un errore» reintrodurre gli obblighi «finché non si torna ai livelli di Pil pre-Covid». Una visione «espansiva», condivisa anche dalla Commissione europea, ma limitatamente al 2021, come ha annunciato il commissario agli Affari europei, Paolo Gentiloni.

Per il dopo virus, Gualtieri auspica una «revisione delle regole che ne migliori il carattere». Magari incentivando gli investimenti.

Ma l’Italia è anche il Paese che beneficerà in misura maggiore degli aiuti europei. Una posizione di debolezza, eppure il governo ha deciso di rilanciare su una delle trattative più importanti per l’Italia, quella del Mes.

Anche ieri il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato di sperare «in un accordo entro l’anno» per la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Sulla stessa linea il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz.

A frenare è l’Italia. La trattativa per la riforma del Mes si era interrotta con l’irruzione del Covid. Il dibattito italiano è poi stato monopolizzato dalla discussione sull’opportunità di aderire alla nuova linea di prestito destinata alle spese sanitarie.

Ma fuori dai riflettori il governo ha rilancio anche sulla riforma. I nodi sono due. Uno è quello delle regole di una eventuale ristrutturazione del debito di un paese salvato. Sul passaggio dalle clausole, («Cacs») double limb, alle rischiose single limb (secondo le quali è possibile il voto su una ristrutturazione del debito da parte dei detentori di una singola emissione di titoli). La soluzione individuata da Gualtieri a dicembre era un compromesso tra le due forme di clausole. Ora il governo, sotto la pressione del M5s, è intenzionato a chiedere una formula ancora più favorevole, perché «alcuni aspetti della riforma sono stati superati dagli eventi».

Di fronte al prevedibile rischio di non ottenere niente, Gualtieri ha però chiesto di anticipare l’altro punto della riforma di interesse italiano, il «backstop», cioè la rete di salvataggio europea sul fondo di risoluzione delle banche. Per gli altri partner, i due aspetti devono progredire insieme.

Oltre gli interessi strettamente italiani, all’Ecofin informale ha tenuto banco la riforma del bilancio europeo, con il ciclo 2021-2027, ipotecato dagli sforzi per la ripresa post-Covid. Gentiloni, ma anche Scholz hanno auspicato l’aumento delle risorse proprie per finanziare il bilancio europeo. «Ora o mai più, anche per ripagare il debito», ha spiegato Gentiloni. «Penso che questo sia il momento per fare progressi su una tassazione più efficace nella Ue: è ora o mai più. Abbiamo sostegno da parte dell’opinione pubblica, un forte appoggio da parte del Parlamento Europeo».

Una prospettiva che piace però davvero poco ai cosiddetti Paesi «frugali».


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