Il M5S sbarra la porta a Conte: “Alleanza con il Pd non si farà”

Il capo politico del M5s, Vito Crimi, al Corriere della Sera esclude accordi con i dem in Puglia e nelle Marche e difende Casaleggio che considera “un pilastro”

La possibilità che alle ormai imminenti elezioni Regionali l’alleanza, fragile e litigiosa, formata da Pd e M5s possa subire una pesante sconfitta è decisamente alta. Escludendo il Veneto dove la sinistra declinata in tutte le sue forme si è già preparata a subire una clamorosa e storica batosta, i dem potrebbero perdere la Puglia, che governa con Emiliano, e la roccaforte rossa delle Marche. Senza dimenticare il feudo della Toscana insidiato, clamorosamente, dal centrodestra. Il voto, anche se non lo si ammette apertamente, avrà ripercussioni anche sul governo. Una disfatta potrebbe minare le fondamenta dell’alleanza giallorossa. Conte non lo dice ma ne è consapevole. Per questo da giorni il premier sta spingendo Pd e M5s a trovare un accordo dell’ultimo minuto almeno nelle Marche e in Puglia. Mai pentastellati locali, diversamente da quanto accade a Roma, oppongo resistenza alle sirene dem.

È vero che in politica tutto cambia improvvisamente ma ora a dar man forte ai candidati marchigiani e pugliesi scende in campo Vito Crimi, capo politico 5s, che in una intervista al Corriere della Sera ha messo la parola fine ad ogni ipotesi di alleanze. A Conte che aveva detto che “si sprecherebbe una grande occasione” se Pd e M5S non si alleano nelle Regionali , il senatore ha, infatti, risposto: “Non si tratta di sprecare un’occasione, perché non c’è, altrimenti l’avremmo colta al volo. Noi abbiamo il massimo rispetto del territorio. Dove abbiamo fatto opposizione fino a ieri, è difficile immaginare un percorso insieme”.

Crimi ha spiegato che il tema delle alleanze in Puglia e nelle Marche è “una questione è chiusa da tempo. Lì abbiamo fatto un’opposizione ferma e un’alleanza è infattibile”. Il capo politico pentastellato ha poi fatto intendere di non temere conseguenze sul governo in caso di sconfitta alle urne ma ha rigirato la frittata sottolineando, forse provocatoriamente, che “noi non governiamo in quelle Regioni. Sarebbe il Pd a perdere e in tal caso dovrebbe farsi una domanda su come hanno governato finora. Avrebbero dovuto darci retta prima”.

Ma Crimi si mostra cauto anche su un possibile accordo organico con il Pd, auspicato da molti soprattutto dopo il voto sulla piattaforma Rousseau. Il senatore ha spiegato che non esiste un’alleanza strutturale con i dem, così come non ci potrà essere un patto con altri partiti, “perché siamo nati per combattere il sistema dei partiti e vorremmo aiutarli a migliorarsi”. I pochi casi dove M5s e Pd vanno al voto insieme sono quasi eccezioni: ”Ho ricevuto richieste da quattro Comuni che hanno presentato un progetto”.

Poi una battuta sul governo, quasi a rassicura gli stessi dem e Conte che sente traballare la poltrona. Questo governo, ha garantito Crimi,“sicuramente dura per la legislatura. Nessuno poteva governare senza di noi. Non parlerei ora del futuro”. Per il capo politico pentastellato, però, vi è una differenza tra Lega e Pd. Con il partito guidato da Nicola Zingaretti, infatti, Crimi ammette che forse “ci sono più somiglianze, anche se ci sono distinguo non indifferenti”. Il senatore ha anche raccontato di aver sentito numerose volte Beppe Grillo che, come Conte, auspicava una convergenza e che alla fine ha accettato le decisioni prese: “Mi ha chiesto perché Puglia e Marche no, ma gli ho spiegato perché era impossibile e non ha insistito”.

Crimi ha poi sottolineato che uno dei quesiti votati su Rousseau non era ad personam per la Raggi perché“ci sono altri Comuni nella stessa situazione, come Vimercate. Il mandato zero era stato contestato perché troppo complesso”. Il voto sulla piattaforma, ha spiegato ancora Crimi, “lo decide il capo politico. Ci siamo confrontati sulle modalità e se quando farlo”.

Poi, il senatore si dilunga in una appassionata difesa di Davide Casaleggio, figura con cui molti pentastellati vorrebbero tagliare i legami: “È un’idea insensata. Davide è un pilastro, è come un fratello fondatore dei due padri fondatori”. Crimi lascia, poi, intendere, che le polemiche sui 300 euro mensili che i parlamentare devono versare e l’elenco con gli iscritti, con conseguente questione trasparenza, sono problemi relativi.

Infine sugli Stati Generali, il senatore afferma che non saranno“un evento unico, ma un percorso… Nei prossimi giorni sceglierò un gruppo di 4-5 persone, con idee diverse, per avviare un percorso. Così non si penserà che dietro ci sia io o chissà quale regia”. Crimi, però non si ricandiderà a capo. Ma, viste le tante novità in casa grillina, nulla può essere considerato definitivo. Neanche il no alle alleanze con il Pd.


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