Il M5s si ribella a Casaleggio Il deputato: “Solo un tecnico Che senso ha pagare la quota?”

Per il deputato del M5s Giorgio Trizzino, che ammette di non versare più i soldi a Rousseau, “Davide è diverso da suo padre che aveva grande capacità politica”

In casa M5s tutto sta cambiando. E in maniera decisamente veloce. Il voto sulla piattaforma Rousseau che ha sancito la fine di due dogmi che fino a qualche giorno fa erano delle certezze granitiche, come il limite dei due mandati e il no alle alleanze con i “partiti tradizionali”, ne è un lampante esempio. Poi Di Maio che ha aperto ad un vero e proprio patto organico con il Pd in vista, quanto meno, delle amministrative: una proposta che ha creato forti malumori nella base. Ma la trasformazione pentastellata pare inarrestabile. Senza dimenticare la questione legata a Casaleggio e piattaforma Rousseau. Sempre più parlamentari del M5s sono insofferenti al figlio di Gianroberto.

Molti eletti, ad esempio, non gradiscono la poca trasparenza e si sono detti contrati a continuare a versare i 300 euro mensili per il funzionamento di Rousseau. Tra i leader della “rivolta” figura Emanuele Dessì che nei giorni scorsi ha anche spiegato che si è vicini ad una svolta: “La stragrande maggioranza degli eletti vuole cambiare”. Indiscrezioni indicano che si ipotizza un blitz con una legge per sottrarre il potere a Casaleggio. Ma il malcontento coinvolge numerosi altri esponenti grillini.

In una intervista al Corriere della Sera ha deciso di far sentire la sua voce anche Giorgio Trizzino, chirurgo siciliano e deputato pentastellato, che sembra aver sposato in pieno la linea di trasformazione, forse perché ha fiutato la batosta elettorale in arrivo. Il grillino nelle scorse ore, aveva scritto un post molto chiaro: “Un grave errore quello M5S di non avere strutturato alle prossime regionali nelle Marche un accordo con il centrosinistra. In questo modo si consegna la guida della Regione allo schieramento sovranista di estrema destra. Era quello che si voleva? Io non sono d’accordo”. Può sembrare poco ma nel Movimento non sempre è facile esprime il malcontento verso la linea ufficiale.

Il dibattito su Casaleggio, su Rousseau, sulla leadership e sulla rotta politica da seguire non potrà più essere rimandato a lungo. “Sì in questo momento c’è insofferenza. Serve un momento assembleare, dobbiamo guardarci negli occhi”, ha spiegato Trizzino che concorda sulla necessità che avvenga la cessione della piattaforma al Movimento in modo gratuito ma il passaggio deve essere studiato perché non sono ammessi passi falsi. “Sono d’accordo, ma la prima domanda è: a chi?… Bisogna capire se il Movimento si strutturerà come partito, ha ammesso il deputato.

Trizzino si è spinto anche più in là dicendosi favorevole ad un’azione che rivoluzionerà in modo definitivo il mondo pentastellato. “Serve passare da movimento a partito- ha dichiarato-. Creare una sede a Roma e altre sul territorio. Occuparci delle periferie”. Il deputato ha spiegato quali potrebbero essere le prossime mosse. “Casaleggio potrebbe cedere la piattaforma. Oppure potremmo costruire uno strumento simile- ha specificato-. Secondo me, avrebbe anche costi inferiori”. L’obiettivo principale è quello di avere totale indipendenza da Casaleggio. “Davide è molto diverso da suo padre, che era un visionario ma aveva anche una grande capacità politica. Forse si sarebbe mosso diversamente. Davide è un tecnico, un introverso”, ha affermato Trizzino.

Cancellare l’anima del M5s è possibile. Così come è possibile che i cambiamenti possano sancire la fine del sogno grillino. È impensabile che tutti gli attivisti e gli elettori pentastellati si mettano a seguire come se nulla fosse un nuovo soggetto politico che risulti simile agli altri e che diventi parte integrante del centrosinistra. Davide Casaleggio pare il più restìo a modificare le regole. Figurasi se concorda nello stravolgere quello che suo padre aveva costruito. Ma la svolta pare inevitabile.

Il già citato Dessi fu uno dei tre firmatari di un documento per sottrarre la piattaforma a Casaleggio. Ora la voglia di estromettere il figlio di Gianroberto è ancora più forte rispetto a qualche mese fa. La prospettiva di un futuro nuovo ma incerto si profila all’orizzonte. Chi si oppone al nuovo corso è già fuori dal Movimento. Poche sono le voci dei cosiddetti “ortodossi”, tra i quali figura Alessandro Di Battista, che stanno provando a resistere. Ieri la Lezzi, aveva scritto un post molto duro su Facebook: “Sarà che non faccio parte del club dei ‘tutti pazzi per Mario Draghì ma se questo deve essere il M5S, quello raccontato oggi da Di Maio, possiamo tranquillamente dire che fino ad ora abbiamo scherzato, giocato o forse tradito”. La parlamentare si riferiva alle parole di Luigi Di Maio sulla necessità di un patto con il Pd sui sindaci. Ma la capitolazione appare certa. La strada pare tracciata. A differenza di quanto capitato dopo l’accordo di governo siglato con la Lega, questa volta il viaggio non avrà un ritorno. Se l’esperienza con i dem dovesse fallire, i grillini non potrebbero più rimangiarsi le parole e presentarsi agli elettori ancora come forza “antisistema”.

Ma nell’attesa di capire cosa accadrà si aspettano con ansia gli Stati Generali.“Sì, credo che sia una buona idea quella avanzata da Crimi di formare un gruppo di persone per decidere le modalità di svolgimento”, ha dichiarato ancora Trizzino che smentisce l’ipotesi di un percorso on line come suggerito da Vito Crimi. “No- ha sottolineato- io credo che non debba essere telematico. Serve un luogo fisico per un confronto tra le varie anime”.

Il deputato lancia un altro affondo contro Casaleggio che il 4 ottobre nella sua convention potrebbe lanciare un voto su Rousseau. “Non credo. Vanno bene le Olimpiadi delle idee, così verifichiamo se ci sono davvero queste idee. Ma non mi pare che quella macchina serva molto. Anche i facilitatori non hanno funzionato granché”. Infine, ecco un’altra ammissione del chirurgo siciliano: i 300 euro mensili a Rousseau non li sta versando più. “A dir la verità- ha spiegato- ho pagato fino a inizio anno poi ho smesso. Mi sono interrogato sul senso di questi versamenti. Vorrei essere sicuro che ce l’abbia ancora”.


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