Il patto 5S-Pd farà flop al voto

Quali potranno essere gli effetti sui comportamenti di voto degli elettori a seguito dell’accordo tra Pd e Movimento 5 stelle?

Quali potranno essere gli effetti sui comportamenti di voto degli elettori a seguito dell’accordo tra Pd e Movimento 5 stelle?

Come l’esperienza pluriennale di fusioni e accordi più o meno strategici tra diverse forze politiche ha dimostrato, il legame tra diversi partiti porta solitamente all’allontanamento di una parte dell’elettorato delle forze coinvolte, perché in qualche modo insoddisfatto dell’accordo sottoscritto.

È probabile che ciò accada in un futuro più o meno prossimo anche in questo caso. Molti elettori grillini potrebbero essere nostalgici dei vecchi ideali del Movimento, ormai cancellati e ritenuti obsoleti. Chi ha interesse davvero all’accordo è di fatto l’elite grillina al potere, che vuole mantenere più che possibile le proprie posizioni. Non lo è invece una parte della base, che teme uno stravolgimento di principi che per anni sono stati evocati dagli stessi leader che oggi li rinnegano.

Ma anche nella base del Pd e in certi settori dei vertici dello stesso partito si sono sentiti e risultano diffusi malumori riguardo all’alleanza raggiunta. Si teme un appiattimento sulle posizioni grilline e anche un riconoscimento di certi esponenti del Movimento cinque stelle che nei mesi passati si sono dimostrati palesemente inadeguati se non incompetenti.

In agosto non si fanno sondaggi sulle intenzioni di voto e i pochi che vengono effettuati sono comunque scarsamente affidabili. Molti (non tutti) sono in vacanza e pensano ad argomenti assai diversi dalla politica.

Ma se guardiamo alle ultime rilevazioni di luglio troviamo che il Movimento cinque stelle si conferma, per ciò che riguarda le intenzioni di voto, in forte calo rispetto al grande successo delle Politiche del 2018 e alla conseguente nutrita rappresentanza parlamentare. Nelle ultime settimane, il trend di diminuzione sembra essersi parzialmente arrestato e il movimento essersi stabilito attorno al 16% (la metà di quanto conquistato nel 2018).

Molti dei voti giunti al Movimento cinque stelle nel 2018 provenivano da elettori delusi dal Pd. Non sorprende dunque il fatto che, in concomitanza con il calo dell’M5s, si sia manifestata, rispetto alle ultime Politiche, una crescita del Pd che oggi si assesta circa al 22%.

Ma è ragionevole pensare che con l’autunno questi valori mutino ancora. Una parte dell’elettorato ancora rimasto ai Cinque stelle potrebbe, dopo l’accordo tra i due partiti, ritrasferirsi al Pd. Ma un’altra parte, delusa dal compromesso raggiunto, potrebbe rifugiarsi nell’estrema sinistra o nell’astensione o, anche, nel centrodestra.

Anche nel Partito democratico l’insoddisfazione che si rileva potrebbe portare a una scelta di non voto di diserzione dalle urne o una lieve spinta verso le forze che si collocano al centro.

Resta il fatto che tutto fa pensare che il centrodestra rafforzi la propria maggioranza di voti nell’elettorato, com’era peraltro già prima dell’interruzione estiva.


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