Il Pd vuole strappare a Conte la gestione del Recovery Fund

Gentiloni e Zingaretti chiedono di non disperdere i soldi europei. Ma il vero nodo è la cabina di regia

Non possiamo sbagliare: non è in gioco un’alleanza di governo ma la tenuta della nazione nei prossimi anni». Anche il leader del Pd Zingaretti ha aggiunto ieri la sua voce al pressing crescente sul governo e in primo luogo sul premier Conte. E lo ha fatto con toni piuttosto ultimativi, e con un allarme analogo a quello già espresso prima di tutto dal commissario europeo Paolo Gentiloni, ma anche dal potenziale sfidante di Zingaretti, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, e ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’elefante nella stanza, come direbbero gli anglosassoni, è il Recovery Fund: il fiume di denari che l’Unione europea pomperà nell’economia italiana nel 2021. Chi e come deciderà di indirizzare quei fondi è la principale sfida che il governo Conte e la coalizione giallorossa si trovano davanti, ma apparentemente la questione è rimossa dal dibattito politico. Gentiloni ha già avvertito Palazzo Chigi che la politica del rinvio e dell’inseguimento dell’emergenza e degli interessi particolari e clientelari non sarà accettata da Bruxelles, questa volta: «Dobbiamo essere consapevoli – ha sottolineato il commissario all’Economia – che nel 2020 l’Italia sta spendendo più di tutti, insieme alla Germania. Più di Francia e Spagna. Una cosa enorme, visto il livello di debito. Ma attenzione: Next Generation in Ue non è il secondo tempo di questa azione di pronto soccorso, magari finanziato da fondi europei». Pensare di tornare alla «normalità di prima», avverte l’italiano più importante in Europa, sarebbe «doppiamente sbagliato». L’Italia, essendo il paese in condizioni più disastrate della Ue, e da prima del Covid, non può permettersi di disperdere fondi in mille rivoli e su «cento progetti per dare segnali a tutti», ma deve costruire un serio progetto di rilancio.

E Zingaretti, con un lungo intervento ieri sulla Stampa, si allinea alle indicazioni di Gentiloni e manda a Conte lo stesso messaggio: «Dopo l’emergenza, nella fase della ricostruzione, spetta anche a noi indicare con chiarezza, nella coalizione di governo, i fronti che riteniamo prioritari. Nell’immediato e per il futuro. Le risorse del Recovery Fund vanno utilizzate su progetti credibili, concreti e di valore strategico», scrive. Il segretario Dem tiene a sottolineare come a Palazzo Chigi sia un ministro Pd, il titolare dei Rapporti con l’Europa Enzo Amendola, a tenere le fila del lavoro preliminare e coordinare la preparazione dei dossier.

Ma, avverte il segretario Pd (esattamente come aveva fatto una settimana fa Gentiloni) «non dobbiamo tamponare l’emergenza con rivoli di sostegni e di interventi in ordine sparso».

E il destinatario dell’avvertimento è uno solo: Conte. La latitanza del premier sull’enorme lavoro di progettazione che dovrebbe essere già in corso, visti i pochi mesi a disposizione per farsi trovare pronti quando l’Unione europea avvierà le procedure, inizia a farsi notare. E l’accelerazione impressa da Zingaretti e da Di Maio all’alleanza politica tra le principali forze di maggioranza va letta anche in questa chiave: la posta in gioco è altissima, e in palio c’è la definizione di chi sarà nella cabina di regia che gestirà il più massiccio afflusso di fondi mai devoluto all’Italia. Il segretario Pd vuole avere voce in capitolo nelle scelte che attendono l’Italia, e spiega al presidente del Consiglio che se pensa di dare le carte da solo si sbaglia di grosso. Per questo torna a dire a Conte che è ora di smettere di temporeggiare anche sul Mes: la linea di finanziamento per le spese sanitarie va attivata quanto prima, perché «ogni giorno sprecato è imperdonabile».


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