Il pressing sul premier per cambiare passo sulle tasse

Bankitalia e Corte dei conti chiedono di sostenere le imprese. Spunta un buco da 5 miliardi

La legge di Bilancio è arrivata in ritardo in Parlamento, lasciando poco tempo a deputati e senatori per proporre e controllare. Ma a poche ore dall’approdo alle Camere, qualche magagna sta già emergendo. Ieri, secondo giorno di audizioni sulla manovra, ne sono emerse alcune.

Una, un po’ nascosta nelle considerazioni dell’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio guidato da Giusepe Pisauro, riguarda la «retroazione fiscale», cioè le maggiori entrate calcolate preventivamente. Nel Dpb, cioè il documento inviato alla Commissione europea, sono 12,9 miliardi nel 2022 e 7,1 nel 2023. «In base a stime dell’Upb, risulta un effetto minore – sottolinea Pisauro – in particolare per il 2023, il dato del Governo appare sovrastimata di un quarto». Un buco quindi intorno ai 5 miliardi di euro. Possibile che il governo pensi di porre rimedio a tempo debito. Ma il giudizio dell’Ue avverrà su tutti tre anni coperti dalla legge di Bilancio. Quindi non potrà non tenerne conto.

Altro dato di rilevanza politica emerso ieri, la convergenza dei più importanti osservatori nel bocciare l’accenno di riforma fiscale annunciata dal governo. Lunedì Confindustria aveva messo in risalto come le risorse per una nuova Irpef siano «esigue» e gli effetti dubbi rispetto a un altro tipo di intervento, ad esempio l’azzeramento dell’Irap.

Ieri Bankitalia, intervenuta attraverso il capo del dipartimento Economia e statistica Eugenio Gaiotti ha auspicato una «riforma organica» che «ricomponga il carico fiscale a beneficio dei fattori produttivi, e tenga conto delle modifiche che hanno interessato il sistema dei trasferimenti sociali». Avendo cura «nel valutare gli effetti distributivi e quelli sulle decisioni di lavoro e di consumo delle famiglie, nonché sulle scelte di investimento delle imprese». In sostanza un invito a favorire la domanda, quindi le aziende piuttosto che l’offerta. Valutazioni simile anche dalla Corte dei conti. Nella memoria depositata alla commissione Bilancio della Camera, i magistrati contabili hanno rilevato «come la mancanza di elementi qualificanti delle misure che si intende assumere in temi di particolare rilievo, come quello della riforma fiscale rischia di depotenziare anche lo stesso effetto di stimolo atteso dalle misure». Nel mirino di aziende, Bankitalia e Corte dei conti, la promessa di una riforma fiscale finanziata da appena 8 miliardi e a partire dal 2022. Tutto questo mentre la leva fiscale potrebbe essere quella più adatta ad accompagnare l’Italia verso quella ripresa che arriverà in ritardo.

Inviti che il governo potrà decidere di ignorare, ma che potrebbero entrare nel confronto interno alla maggioranza, se qualcuno volesse chiedere al premier Conte e al ministro Gualtieri un cambio di passo.


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