Il primato della Politica e il teatrino del potere

di Andrea Cangini*

Nei giorni scorsi, a dieci anni esatti dalla morte, ho avuto nostalgia della passione con cui Francesco Cossiga difendeva il primato della Politica. Difendeva, cioè, la qualità della democrazia, l’efficacia dei governi, la forza dello Stato. Perché quando la Politica perde il suo primato altri poteri, poteri illegittimi, ne occupano gli spazi vitali: la democrazia diviene così oligarchia, i governi divengono impotenti e gli Stati si svuotano di sovranità. «Ma il presupposto perché il primato della Politica sopravviva è che le forze e le alleanze politiche esprimano una qualche cultura politica», diceva il Presidente. Parole sante, anche se in evidente contrasto con lo spirito dei tempi; tempi caratterizzati da narcisismo, improvvisazione, sradicamento, perdita di memoria… Parole che trovano conferma nell’inefficacia e nell’inefficienza degli ultimi due governi, quello gialloverde come quello giallorosso. Governi non a caso imperniati su partiti e personalità del tutto privi di qualsivoglia cultura politica. Canne al vento, situazionismo politico.

Non poteva andare diversamente. Senza un’idea precisa della Storia e della natura umana, senza un’idea radicata di società e di sviluppo la politica perde la bussola, smarrisce la rotta e, fatalmente, si avvita su se stessa vivacchiando alla giornata. Durare diventa l’unico obiettivo possibile, tutto diventa possibile pur di durare. Anche smentire la propria natura dichiarata, anche ribaltare principi ed alleanze, anche indossare barbe e baffi finti per assumere oggi identità politiche in antitesi rispetto a quelle assunte ieri. L’ipocrita camaleontismo del Movimento 5stelle e la triste condizione di «utile idiota» di un partito fondato da un comico in cui si è voluttuosamente calato il Pd sono lì a testimoniarcelo. Che cultura politica ha il Movimento 5stelle? A quale cultura politica intende oggi riferirsi il Partito democratico? Su quale cultura politica comune si baserà la loro annunciata alleanza strategica? Domande senza risposte, misteri insondabili. L’inconcludenza dei governi e il conseguente declino dell’Italia sono e ancor più saranno la logica conseguenza di questo stato di cose. Il vecchio «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» non porta ad alcuna certezza. Occorre ribaltarne i termini: dimmi chi sei, e, forse, ti dirò con chi andrai.

*senatore di Forza Italia


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