Il “ricatto” del M5S: “Se vince il Sì tagliamo gli stipendi dei parlamentari”

I grillini spingono per il “Sì” al taglio dei parlamentari e ora promettono: “Se tutti siamo d’accordo, un minuto dopo possiamo tagliare gli stipendi”

Il Movimento 5 Stelle non si accontenta e adesso punta ancora più in alto a pochi giorni dal referendum: l’intenzione dei grillini è quella di procedere al taglio degli stipendi dei parlamenti subito dopo aver incassato il via libera al taglio degli eletti. Domenica 20 e lunedì 21 settembre gli italiani saranno chiamati a esprimersi in merito alla riforma targata M5S per passare dagli attuali 630 a 400 deputati e dagli attuali 315 a 200 senatori. Il fronte del “No” continua a crescere e perciò i gialli, intimoriti da una possibile clamorosa sconfitta, mettono sul piatto una loro storica battaglia. A pronunciarsi in merito è stato Luigi Di Maio, che considera il “Sì” come un semplice e fondamentale primo step verso un nuovo percorso di riforme.

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Il ministro degli Esteri ha infatti promesso: “Il prossimo passo sarà tagliare gli stipendi dei parlamentari, come già facciamo autonomamente noi del M5S“. Qualcuno dovrebbe però ricordare ai grillini che sono al governo da ben due anni e non si è ancora vista neanche l’ombra di una rivoluzione in tal senso. Dunque, almeno per il momento, restano chiacchiere da intendersi come “ricatto” per favorire il “Sì”. Sulla stessa linea Paola Taverna, che ha ribadito il proprio sostegno all’iniziativa avanzata dall’ex capo politico del Movimento: “Se tutti siamo d’accordo, un minuto dopo il referendum possiamo tagliare anche gli stipendi“.

La poltrona di Conte traballa

Il vicepresidente del Senato, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha dichiarato che sarebbe singolare intervenire sui regolamenti prima ancora del referendum: “Anche in questo caso, un attimo dopo si ragionerà sui regolamenti, sulla revisione delle commissioni, sui tempi degli interventi in Aula“. Il rischio concreto è che con il taglio dei parlamenti la rappresentanza delle Regioni ne possa uscire fortemente indebolita, ma la Taverna ha voluto rassicurare tutti sottolineando di aver previsto una riforma del sistema di voto in grado di correggere il fenomeno in questione: “Nello stato attuale c’è questo problema. Basti pensare alla Basilicata che elegge un senatore in meno della Sardegna avendo un terzo della sua popolazione“.

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Lo stesso giorno del referendum si terranno le elezioni Regionali: il governo potrebbe implodere in caso di sconfitta. Infatti da una parte i giallorossi tremano per l’esito delle consultazioni territoriali; dall’altra il centrodestra sogna il cappotto ai danni della sinistra. “Non ho mai legato le Amministrative alla vita del governo. Sicuramente sarà un momento di riflessione per l’ esecutivo e per il Movimento“, ha chiarito la Taverna. Tuttavia appare evidente che, in caso di en-plein da parte del centrodestra, la poltrona di Conte inizierebbe a traballare seriamente.


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