Il rischio? Seconda ondata al verde

Il ministero dell’Economia in pressing per utilizzare il Mes

Al dicastero dell’Economia è ancora vacanza. Uffici tecnici e di staff deserti, ministro fuori sede ma chat roventi sul fronte Mes. Il pressing per utilizzare la nuova linea di prestito del Salva stati è partito dalla delegazione Pd del governo: il sottosegretario Pierpaolo Baretta prima e ieri il segretario del partito Nicola Zingaretti. Nato da esigenze politiche (stanare il M5s su un tema indispensabile per consolidare l’alleanza rosso gialla), ma anche da ragioni economiche importanti.

Il timore di una seconda ondata autunnale di covid ha fatto scattare una serie di misure preventive che sono innanzitutto sanitarie (chiusura delle discoteche e mascherine obbligatorie la sera). Ma al ministero guidato da Roberto Gualtieri si cercano spazi per altri interventi di natura economica, per mettere al sicuro i conti pubblici senza rinunciare del tutto a politiche espansive.

La premessa è che di risorse per fare altra cassa integrazione, finanziare contributi a fondo perduto o garantire prestiti non ce ne sono più.

La posizione ufficiale è prudente. «In questi mesi abbiamo fatto operazioni da 100 miliardi tutte in debito», spiega Baretta al Giornale. «Per fortuna le ultime emissioni di debito sono andate bene, ma non c’è dubbio che avere a disposizione risorse europee a tassi fortemente agevolati consentirebbe di avere una gestione meno problematica».

Il vincolo previsto per i prestiti del Meccanismo europeo di stabilità, cioè la destinazione a spese sanitarie dirette e indirette è ritenuto un vantaggio. «Servono investimenti sulla sanità, indipendentemente dalle difficoltà di queste settimane, in particolare sulla struttura sanitaria di territorio e per la prevenzione», spiega Baretta.

Il riferimento ai 100 miliardi stanziati dai decreti del governo da aprile ad agosto non è casuale. Gli spazi di manovra per altre manovre espansive sono risicati se non inesistenti. La speranza è che i 36 miliardi finanziabili attraverso il Mes contribuiscano ad accendere una ripresa dell’economia che era già difficile prima dei recenti segnali di ripresa dei contagi ma che una seconda ondata vera e propria comprometterebbe definitivamente. Spesa pubblica «buona», insomma. La speranza è che rallenti la caduta del Pil e conseguentemente quella delle entrate tributarie, dalle quali proprio ieri sono arrivati segnali inquietanti.

Nei primi sei mesi del 2020 quelle tributarie e contributive sono calate del 7,4% (-24.194milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2019. Calo che «riflette il peggioramento del quadro economico congiunturale nonché le misure adottate dal Governo per affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19», spiega il ministero.

Il governo non fa cenno a eventuali problemi di liquidità. Gualtieri a suo tempo ha smentito le voci su un suo allarme durante u vertice di maggioranza. La linea ufficiale (confermata dal sottosegretario Pd Baretta) è che le ultime aste sono andate bene, anche grazie alla prospettiva di un nuovi ciclo di bilancio europeo favorevole all’Italia. Risultati incoraggianti anche dall’ultima asta, quella di Ferragosto con la quale sono stati piazzati 7 miliardi di euro di Bot.

Ma i tecnici del governo guardano già a avanti. Ad esempio al 2023 quando andranno in scadenza 245 miliardi di euro. Cifra mai sperimentata prima, che il Tesoro dovrà smaltire con tutta probabilità senza l’aiuto della Banca centrale europea. In questo contesto i miliardi del Mes, anche se non risolutivi, possono essere utili.


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