Il sindaco di Ravenna: “Il Comune anticipa la cassa integrazione, la nostra gente è allo stremo”

“Troppa burocrazia, abbiamo bisogno di un’Italia più semplice. Noi a Ravenna da domani anticipiamo i soldi della cassa integrazione e dei bonus per gli autonomi a chi ancora li aspetta”. Michele De Pascale, il sindaco di Ravenna, dem, 35 anni, ha rivoluzionato le procedure per affrontare la fase 2 del coronavirus, che è drammatica dal punto di vista sociale ed economico.

De Pascale, il Comune di Ravenna invece di battere cassa, fa da cassiere?
“Sì. Ho ricevuto centinaia di messaggi di cittadini preoccupati e talvolta disperati perché non riscuotevano ancora la cassa integrazione o i 600 euro di bonus per gli autonomi. Le famiglie hanno dato fondo ai loro risparmi, ai fidi, hanno chiesto aiuto ai genitori. Anche in una città come la nostra che ha un tenore medio di vita abbastanza alto, si è arrivati a una grande tensione”.

Quindi, cosa avete deciso?
“Come siamo abituati noi romagnoli, ci siamo rimboccati le maniche e cercato una soluzione. Certo la soluzione è resa possibile dal fatto che il Comune di Ravenna ha una situazione di liquidità buona. Non mi sembrava accettabile che il Comune avesse le casse piene e le famiglie le tasche vuote. Il tempo passava e la situazione non migliorava. Abbiamo deciso: anticipiamo noi”.

Anticipa l’amministrazione cassa integrazione e bonus. Come si fa ad avere i soldi?
“Sul sito del Comune da lunedì 11 maggio ci sarà un format che consentirà ai cittadini ravennati che hanno già approvata la domanda di cassa integrazione o bonus, di chiedere un anticipo di mille euro. Abbiamo fatto come Comune un accordo con l’Inps di Ravenna e con la Camera di commercio per una verifica incrociata di ogni dato inserito. La verifica sarà in tempo reale e entro due giorni dalla richiesta contiamo di fare avere gli anticipi sul conto corrente”.

Dovranno poi restituirli?
“Quando riceveranno dallo Stato i soldi, ce li restituiranno. Comunque entro il 30 di novembre prossimo”.

Quanto avete stanziato?
“Un plafond di un milione e mezzo di euro per le prime 1.500 domande. Ma si potrà ampliare, perché si tratta di un anticipo, e sono risorse che dirottiamo per queste misure”.

Cosa non sta consentendo che i soldi arrivino a tutti? 
“Sulla struttura Inps sta pesando tutto: dalla cassa integrazione, ai bonus, pure i bonus bebè. Noi siamo la politica di prossimità e anche agile. La nostra non è protesta, è anche proposta. Diciamo allo Stato che le amministrazioni comunali possono esercitare alcune funzioni. Potrebbe esserci un meccanismo automatico di rimborso tra Comuni e Inps e allora tutti i Comuni, anche quelli in condizioni meno floride o difficili, sono nelle condizioni di anticipare. D’altra parte si è visto con i 400 milioni stanziati complessivamente  per i bonus alimentari. Sono stati distribuiti subito a chi ne aveva bisogno”.

Come presidente dell’Unione delle Province lei ha chiesto meno burocrazia?
“Abbiamo bisogno di sburocratizzare, abbiamo bisogno di un’Italia più semplice. Vale per la procedura degli ammortizzatori sociali ma anche per gli investimenti per la ripartenza. Ci sono opere finanziate dallo Stato che non riusciranno a partire entro la fine dell’anno. Mentre gli enti locali hanno progetti pronti per scuole, ponti, dissesto idrogeologico ma senza finanziamenti. Invertiamo le priorità”.
 
 



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