Il vaccino, Renzi e il Pd. Il piano per far fuori Conte

Il futuro del premier Conte è in bilico: la mossa di Matteo Renzi per estrometterlo e la contromossa del premier per restare in sella. Cosa potrebbe succedere

Dall’incognita pandemia al rebus Recovery Fund, senza dimenticarsi del Mes e, soprattutto, di un’economia in ginocchio. Sono tanti i nodi spinosi tra le mani di Giuseppe Conte, chiamato a mediare tra le varie anime della maggioranza e atteso alla prova europea, dove dovrà riuscire a portare a casa risorse vitali per la ripresa del Paese. Eppure, nonostante i numerosi ostacoli, la poltrona di Conte, almeno nell’imminente futuro, potrebbe essere più al sicuro di quanto non si possa immaginare.

L’arrivo del vaccino e la mossa di Renzi

Secondo quanto riferito dal sito Dagospia, finché andrà avanti la piaga del coronavirus, e quindi lo stato di emergenza, l’attuale premier potrà dormire sogni tranquilli. Anche perché il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non permetterebbe scossoni improvvisi. Il discorso cambierà con l’arrivo del vaccino, probabilmente in primavera inoltrata.

Nel frattempo è importante registrare la mossa di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha stretto una sorta di patto con Nicola Zingaretti. Sul piatto la legge elettorale: Iv vuole un proporzionale puro, con sbarramento più basso possibile. Il Pd è pronto a dire sì, sacrificando il maggioritario e, con esso, ogni possibile premio di maggioranza del quale beneficerebbe la Lega. Ci sono dunque buone probabilità che ad aprire le ostilità contro l’attuale presidente del Consiglio sia proprio Renzi.

La contromossa di Conte

Intanto Mattarella, sempre nella ricostruzione proposta da Dagospia, avrebbe chiesto un nome per l’eventuale post-Conte. Attenzione però, perché Movimento 5 Stelle e Pd non marcerebbero nella stessa direzione. Già, perché Luigi Di Maio non vorrebbe che il successore dell’ex “Avvocato del popolo” sia iscritto al Pd. A quel punto due sono le chance: pescare nei ranghi della società civile oppure nel Deep State. I vari Zingaretti, Renzi e perfino Di Maio vorrebbero puntare su qualcuno in grado di ascoltare ed eseguire i programmi dei loro partiti. E Conte ha dimostrato più volte di essersi staccato dal vincolo di fedeltà di chi l’ha nominato.

Il premier ha tuttavia fiutato l’aria che tira e, per resistere in cabina di regia, ha intenzione di gestire i progetti del Recovery Fund in solitudine. È proprio per questo – pare – che il piano italiano sarebbe così in ritardo. Si mormora infatti che Giuseppe Conte abbia perfino messo in piedi una personale task force per adempiere alla missione europea. Il rischio, in ogni caso, è che pur restando al suo posto, il premier debba fare i conti con un rimpasto. Che potrebbe portare al governo una personalità forte in grado di tenergli testa.


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