Insulti, fischi e lanci di pomodori I “buonisti” impediscono il comizio

A Torre del Greco, il leader della Lega riesce a parlare solo per pochi minuti. E in serata a Napoli lo “accolgono” i centri sociali

In un’Italia in cui dovrebbe prevalere la democrazia, ieri il segretario della Lega, Matteo Salvini, è stato nuovamente contestato e aggredito da centinaia di manifestanti che ieri, nella sua tappa a Torre del Greco, lo hanno sommerso di fischi e urla. Una campagna elettorale, per l’ex ministro dell’Interno, che si fa sempre più difficile. Dopo l’episodio di Pontassieve, dove una congolese di trent’anni gli aveva strappato la camicia e il rosario che portava al collo, il Capitano ieri ha commentato con parole dure: «Alle maledizioni e alle minacce di questa signora’ rispondo con il sorriso e con il lavoro, ringraziando tutti per l’affetto e per i 100 Santi Rosari che mi avete mandato in dono da tutta Italia. L’amore vince sempre». La donna, come si ricorderà, è stata denunciata per aggressione. Ieri, nei pressi del mercato la Piazzetta di Torre del Greco, il segretario delle Lega ha provato a parlare, ma è stato interrotto dai cori dopo pochi minuti, tanto che è stato costretto a risalire in auto assieme alla scorta e ripartire per altre tappe nel Napoletano. Tra i manifestanti molti giovani dei centri sociali, caricati dall’odio, guidati dall’intolleranza, ma anche alcuni anziani, che hanno cercato di imporre il proprio dissenso prevaricando, imponendo, aggredendo. Un esponente dei centri sociali ha anche suonato la zampogna per coprire la voce di Salvini che parlava, mentre diversi soggetti hanno tirato pomodori verso il palco. «È un fomentatore di odio», dicevano. Un clima poco felice e preoccupante, visto che finora non era mai successo niente di simile. La svolta estremista preoccupa le forze dell’ordine, a causa dell’accrescimento della violenza. Peraltro, molti dei contestatori hanno gridato a più riprese «razzista» a Salvini.
«Se qui ci fossero De Luca o De Magistris o Renzi a quest’ora sareste a passeggio o a fare la spesa – ha detto il senatore dal palco -. Eccoli gli amichetti del governatore che ha rovinato la Campania. Eccolo qui. Invece di fare altro per i cittadini le forze dell’ordine sono costrette a stare qui».
In serata il leader del partito del Carroccio è arrivato a Napoli dove ad attenderlo c’erano alcune migliaia di militanti e simpatizzanti, ma anche diversi esponenti dei centri sociali che sono partiti da Largo Berlinguer per dirigersi verso piazza Salvo D’Acquisto. I rappresentanti delle forze dell’ordine hanno sbarrato la strada ai manifestanti con camionette e uomini in tenuta antisommossa. In cima al corteo un altro striscione con insulti: «Leghista terrone sei lo scuorno del Meridione». Nonostante i fischi in lontananza, però, la manifestazione si è svolta senza alcun problema. «Non è con la violenza che ci fermeranno, la violenza non è mai forza, la violenza è segno di debolezza. La violenza vuol dire che la Lega ha già vinto. E magari dopo le elezioni toglieremo un po’ di reddito di cittadinanza ai balordi dei centri sociali» ha detto Salvini durante il comizio. E ancora: «All’odio e al rancore risponderemo sempre con democratici sorrisi e tanta voglia di cambiamento. Avanti tutta».
Don Massimo Biancalani, il «prete dell’accoglienza», ha detto la sua sugli attacchi della congolese al leghista: «Non giustifico l’aggressione, ma non condanno la signora, Matteo cambi registro». Quasi Salvini se la fosse cercata. Una recrudescenza di violenza, quella che si sta registrando in tutta Italia, soprattutto in Campania, che sta diventando preoccupante e che affossa quella democrazia su cui si fondano i principi della Costituzione.


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