Iraq, l’ex capo dei servizi nominato nuovo premier

Dopo oltre cinque mesi di stallo politico, mercoledì notte, con guanti di protezione ma senza mascherina, il nuovo primo ministro dell’Iraq ha finalmente giurato fedeltà alla patria. Mustafa al Kadhimi, 53 anni ed ex capo dei servizi iracheni, è il terzo premier nominato dal parlamento di Bagdad dalle dimissioni dello scorso novembre di Adel Abdul Mahdi. Se i suoi due predecessori non erano riusciti a ottenere l’appoggio del Parlamento, appena votato lui ha dichiarato che «le difficoltà che si trova davanti non sono maggiori della determinazione ad affrontarle».

Fortemente appoggiato dagli americani, e perciò poco gradito dagli iracheni, Kadhimi dovrà subito affrontare la grave crisi economica in cui da mesi ristagna il Paese. La pandemia di coronavirus ha infatti provocato il crollo dei prezzi del petrolio, prima fonte di reddito del Paese assicurando oltre il 90% del Pil. L’altro compito del suo governo sarà quello di annientare la nuova insurrezione dell’autoproclamato Stato islamico nelle aree del Nord, facendo attenzione a non lasciarsi coinvolgere nelle tensioni regionali tra gli Stati Uniti e l’Iran dopo l’esecuzione dei primi di gennaio del generale Soleimani. Sua priorità sarà anche quella di portare davanti alla giustizia i responsabili della morte degli oltre 500 manifestanti uccisi nelle proteste antigovernative dei mesi scorsi.

La sua nomina è stata accolta con favore dalla comunità internazionale. Stati Uniti e Onu si sono congratulati con il nuovo premier e l’hanno invitato a occuparsi quanto prima dei numerosi problemi che affliggono il Paese. Alla guida dell’Iraqi National Intelligence Service (Inis) dal 2016 fino al mese scorso, Kadhimi è stato anche un giornalista, noto i suoi editoriali contro il regime di Saddam Hussein che inviava dal suo esilio dall’Iran.

Si è subito impegnato a lavorare con tutti gli attori politici e ad aprire un nuovo percorso politico rispetto ai governi precedenti, senza ricorrere alla forza dei militari per reprimere le proteste popolari. Giovedì mattina è arrivato il benestare degli Stati Uniti con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che lo ha sentito al telefono per le congratulazioni. Washington ha quindi offerto «forme di cooperazione per permettere alla popolazione irachena il benessere e la sicurezza che merita». E, in nome della nuova forte alleanza, Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti non imporranno sanzioni all’Iraq per l’acquisto di energia elettrica dall’Iran per altri 120 giorni. «Dimostrazione della nostra volontà per creare le condizioni migliori per il successo», ha detto il capo della diplomazia di Washington. Ben felice di un nuovo premier pro-americano.



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