Italian Songbook di Mina, viaggio tra hit e rarità

 Da oltre 40 anni ha abbandonato le luci della ribalta, ma non la sala di registrazione. E così, come ormai da tradizione quasi immancabile, Mina torna anche quest’anno – durante il quale ha festeggiato i suoi 80 anni – con un lavoro che valorizza e riscopre il canzoniere italiano.
Un regalo ai fan, ma anche a se stessa, ai suoi gusti personali, ai suoi successi più grandi, a quelli meno conosciuti. Il 27 novembre esce così il doppio album “Italian Songbook”, primo capitolo di un progetto di sei antologie totali, come ha spiegato il figlio Massimiliano Pani, nelle vesti di produttore “della più famosa sconosciuta d’Italia”, come ha definito l’interprete per eccellenza.
Italian Songbook è l’unione di “Cassiopea” (PDU/distr. Sony Music) e “Orione” (PDU/distr. Warner Music) e ripercorre e riordina l’immenso repertorio dell’artista. Un firmamento di oltre 1400 brani in oltre 100 album, nel quale sono state pescate le 30 canzoni dei due dischi (cinque sono state “riaperte” come si dice in gergo: Almeno tu nell’universo, Canzoni stonate, Il cielo in una stanza, Una lunga storia d’amore, Io domani). Un viaggio in un mondo variegato (dal 1975 con L’importante è finire al 2018 con Volevo scriverti da tanto), tra grandi successi e perle meno conosciute (tutti digitalizzati e restaurati), inseguendo il filo del gusto e dei desideri della stessa Mina, che ha lavorato personalmente sul progetto, senza un apparente filo logico ma facendosi guidare dal suo gusto personale. Brani che lei canta per la prima volta o ripresi dopo l’interpretazione di altre voci; e due brani finora inediti, che chiudono le due tracklist. Per Cassiopea c’è “Un tempo piccolo”, scritta da Antonio Gaudino, Alberto Laurenti e Franco Califano, interpretata da Mina con il testo rimaneggiato della versione dei Tiromancino (del 2005); Orione invece si chiude con “Nel cielo dei bars” scritta da Leo Chiosso e Fred Buscaglione, che l’ha interpretata nel film “Noi duri”, che ripropone atmosfere jazzistiche. Interpretazioni che restituiscono, a 80 anni, la sua voce senza rughe e senza tempo.
“E’ stato un lavoro di raccolta e scelta per rendere nuovamente disponibili pezzi magari non più accessibili – racconta Pani -. L’idea è stata di prendere i suoi successi, non per farne un best of, insieme a grandi successi italiani e perle che secondo lei non hanno avuto la giusta luce quando uscirono.
Sono i pezzi che Mina ti vuole riproporre, farti ascoltare. Lei ha sempre fatto solo quello che le andava di fare, mostrando coraggio e intelligenza”. E una straordinaria capacità di cimentarsi con sfide inusuali, dalla scelta del repertorio ai duetti, passando per le mille declinazioni alle quali ha piegato e domato la sua voce. Anche canzoni che vantano decine di rifacimenti, nella sua versione sembrano nuovi capolavori. “A volte vede un diamante anche in lavori già spolpati dalle cover.
Ha la capacità di capire che pezzo merita una rilettura”.
A Cassiopea e Orione (“nomi scelti perché volume 1, 2, 3 e via così sembra brutti”, scherza Pani) seguiranno altri dischi, probabilemnte con cadenza annuale. “Il prossimo potrebbe andare a ripescare gli anni Sessanta, ma il suo repertorio è tale da darci possibilità infinite: latin, tango, bossanova songbook.
Oppure le canzoni in napoletano o i duetti”, sottolinea Pani, che preferisce parlare della Mina artista, più che della Mina madre che ancora oggi non smette di essere curiosa e in cerca di stimoli. “Quando le propongono un brano – e ogni ne riceve 3-4mila – lei cerca qualcosa di interessante. Le canzoni “alla Mina” l’annoiano subito. Cerca il cambio di registro, la sfida.
Si diverte a prendere direzioni diverse e a fare quello in cui crede. Come ha sempre fatto”. Pani racconta come Mina sia un’ascoltatrice attenta di musica: “tra lei e mio figlio 16enne c’è uno scambio fecondo: lui le ha fatto conoscere Bruno Mars e Billie Eilish. Lei Chet Baker. Ma non perde tempo con cose che non le interessano”. E poi si toglie un sassolino dalla scarpa quando viene ricordato che l’anno scorso si era fatto il nome di Mina come direttore artistico del Festival di Sanremo: “un’idea che è talmente tanto piaciuta alla Rai, che non ha mai chiamato nessuno”.
Inutile provare a chiedere se ricomparirà in pubblico. “Lei è più forte del suo personaggio pubblico. Può anche fare a meno di Mina”. (ANSA).


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