La Regione salva la fornace di Montalbano

L’impegno di Musumeci per l’ex fabbrica di laterizi. Ma è una corsa contro il tempo

Ragus.a Nota come la «Mànnara» del commissario Montalbano, la Fornace Penna, esempio di architettura industriale del 1912 applicata ai forni Hoffmann nello Sciclitano (Ragusa), sarà salvata… prima o poi. Dagli agenti atmosferici, dalla costante decadenza, dai biblici rimpalli di responsabilità tra enti e proprietari. In una parola: dall’oblio.

La Regione siciliana, infatti, si sta adoperando per l’acquisizione del bene architettonico, unico nel suo genere e per questo patrimonio di tutti. Perché la Fornace Penna, che campeggia sul mare cristallino della scogliera del Pisciotto, circondata da dune e vigneti, non è una semplice fabbrica di laterizi dismessa, ma rappresenta la capacità di un popolo, il nostro, di farsi da sé e di scrivere la storia.

Definita «basilica laica» da Vittorio Sgarbi, la Fornace Penna è il primo esempio di edificio industriale che, grazie alle intuizioni dell’ingegnere siciliano Ignazio Emmolo, coniuga la produzione di laterizi che erano in forte richiesta per la ricostruzione post sisma di Messina del 1908, con un’estetica che non si ritrova altrove in Europa, peraltro utilizzando le risorse locali, ovvero il calcare forte, che è la pietra di Scicli. L’innovazione riguardava anche i combustibili con cui erano alimentate le 16 camere in pietra che bruciavano sansa esausta e gusci di mandorla, prodotti del territorio, e non è cosa da poco il fatto che stagionalmente venissero impiegati un centinaio di lavoratori. Tutto questo, a cui va aggiunta la posizione strategica vicino al mare e alla ferrovia, dà contezza dell’importanza del monumento distrutto nel 1926 da un incendio e non ricostruito dal proprietario, il barone Penna.

Intanto il tempo passa a causa dei mille rimpalli di responsabilità, tra speranze, illusioni e disillusioni, mentre il mondo ha imparato a conoscere la suggestiva «Mànnara» grazie alla fortunata serie del Commissario Montalbano, figlio artistico di Andrea Camilleri. A un anno di distanza dall’assunzione dell’impegno della Regione siciliana del presidente Nello Musumeci di acquisire il bene per riportarlo agli antichi splendori, qualcosa si sta muovendo. Il piano di esproprio è redatto e la Regione ha postato oltre 500mila euro. L’iter però non è concluso per procedere alla fase successiva del recupero e della valorizzazione del bene, e certamente non è un passaggio «indolore», per cui si prevedono possibili prese di posizione da parte dei proprietari, gli eredi del barone Penna, che tempo addietro avevano presentato un progetto di riqualificazione.

Dunque quel tempo sospeso tutto siciliano del domani è un altro giorno si vedrà, seppure leggermente scalfito, pare destinato a perdurare. Intanto gli agenti atmosferici continuano la loro opera certosina di erosione, tanto che è caduta a pezzi la ciminiera, per cui la Sovrintendenza ai Beni culturali di Ragusa, che aveva quantificato in 350mila euro le risorse necessarie per la messa in sicurezza e in 5,5 milioni di euro quelle per il restauro e il consolidamento statico volti alla valorizzazione e fruizione del sito, dovrà aggiornare le stime.

«La Fornace Penna va assolutamente recuperata prima che sia tardi» fanno sapere dalla Sovrintendenza. Il recupero di un monumento di tale portata renderebbe tangibile, specie dopo un anno funesto come il 2020, come l’Italia non si abbatte, ma, se pure fiaccata nel corpo e nello spirito, è capace di risorgere attraverso ciò che le è congeniale: la valorizzazione delle proprie radici e la Bellezza.


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