La sfida per tornare a scuola. C’è la data del 9 dicembre

L’ipotesi del ministero: riaperture a rotazione (ma non per tutta Italia). Oggi l’incontro con i sindaci

Scuole aperte prima di Natale? Sì . Tutti d’accordo con l’auspicio lanciato dal premier Giuseppe Conte. Ma come? A rotazione? Oppure una volta a settimana? E ancora solo per un giorno, ad orario ridotto o soltanto nelle aree dove il virus circola meno? Insomma la volontà di aprire c’è ma le condizioni richieste per tornare in aula variano e il timore è che si riparta con il rischio di dover richiudere subito dopo se si registrasse un’impennata dei contagi. La data cruciale è quella della scadenza del Dpcm il 3 dicembre. La prima data utile non sarebbe il venerdì 4 ma semmai il 9 dicembre visto che c’è la domenica e l’8 è un festivo. Dal 9 al 23 ci sono due settimane nel quale si potrebbero riportare anche i ragazzi delle superiori in classe. Ma una riapertura generalizzata a pieno ritmo è impensabile.

Oggi il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha convocato i sindaci delle città metropolitane: Roma, Torino, Milano, Venezia Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria e Palermo. È qui, in queste città dove c’è una concentrazione di popolazione (oltre 21 milioni di abitanti, un terzo di tutti gli italiani) che si deve trovare una soluzione su trasporti pubblici e gestione dei tracciamenti che sia in grado di sostenere il ritorno dei ragazzi in classe in massa. Ai sindaci la Azzolina chiederà di «fare squadra» con l’obiettivo di riaprire le scuole il prima possibile perchè, ragiona il ministro, non si può far ripartire lo shopping lasciando chiuse le scuole. La circolazione del virus non si alimenta nelle scuole che però pagano la disorganizzazione che c’è all’esterno. La scuola, ha confermato ieri anche il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, contribuisce «in maniera assolutamente marginale alla curva dei contagi di Sars-Covid2». Per il presidente dell’Associazione nazionale Presidi, Antonello Giannelli, una riapertura prima di Natale si può ipotizzare in chiave simbolica. «La vera scuola si fa in presenza nessuno mette in dubbio questo principio -dice Giannelli- Purtroppo le criticità che hanno portato alla chiusura sono tutte ancora irrisolte: trasporti pubblici e gestione dei tracciamenti sono nelle stesse condizioni di quando si è deciso di chiudere. Se si individua un sospetto Covid tra gli alunni si innesca un processo lentissimo che di fatto paralizza tutto». Quindi per Giannelli l’ipotesi praticabile è quella di «ritorni contingentati, presumibilmente in piccoli centri, in aree specifiche dove virus circola meno». I presidi escludono «si possa riaprire in modo generalizzato nello stesso modo in tutti i territori, si riaprirebbe per richiudere poco dopo e anche questo stop and go non fa bene». Per Giannelli «visto che nel mese di dicembre ci sono molte feste si può ipotizzare un rientro simbolico il 9 ma nelle aree meno colpite». Giannelli assicura che insegnanti e studenti sono pronti a tornare e le scuole hanno dimostrato di sapersi organizzare e garantire la sicurezza.

Mario Rusconi, rappresentante dei presidi del Lazio, insiste per riaprire prima di Natale. «Il 4 dicembre riapriamo le scuole almeno tre giorni a settimana e nonostante tutte le difficoltà e i problemi che purtroppo non sono stati risolti: non possiamo essere lasciati sempre ultimi», avverte Rusconi.

La Ministra ha comunque sempre parlato di «rientro graduale». È quindi ipotizzabile che, come immagina Giannelli, le decisioni riguardino singole zone con un indice di contagio sotto controllo, escludendo quelle più a rischio. Si può immaginare un rientro parziale, alternando percentuali più o meno alte di didattica a distanza alle attività in presenza.

Oggi ritornano in classe i bimbi fino a 6 anni, materna e prima elementare, in Campania dopo uno screening che ha rilevato la presenza del coronavirus soltanto nello 0,33 per cento dei piccoli.


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