“La sfida più grande, ora prudenza ma non paura”

L’epidemiologo: il problema non è il ritorno in classe ma la massa di persone che si muoverà

«Misurate sempre la febbre ai figli a casa prima di mandarli a scuola e ditegli di lavarsi spesso le mani».

Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario dell’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) di Milano, in vista della riapertura delle scuole si definisce «preoccupato ma non catastrofista».

I ragazzi finalmente tornano in aula. Perché la scuola riparte per ultima?

«Sicuramente questo è il gradino più alto che dobbiamo salire. Siamo ripartiti un po’ per volta: prima con le attività produttive ed è andata bene. Poi con le vacanze: una fase che poteva essere gestita meglio, con maggiore sobrietà ma comunque la situazione epidemiologica non è sfuggita al controllo. Ora si deve far ripartire la scuola che è indubbiamente il passaggio più stretto come abbiamo potuto osservare in altri paesi che hanno riaperto e si sono visti costretti a richiudere poco dopo».

Un rischio che corre anche l’Italia?

«Il rischio non risiede nella scuola in sé: abbiamo ragionevoli certezze rispetto al fatto che i ragazzi e i bambini non solo si ammalano in modo meno grave ma sono anche meno contagiosi. Non c’è un rischio epidemiologico specifico o diverso rispetto ad altri contesti. Il cuore del problema sta nella quantità di persone che si muoveranno per andare a scuola e nella moltiplicazione di contatti. C’è una dose di incertezza per le conseguenze».

Che cosa possiamo fare per evitare che si torni a chiudere?

«Prudenza nei comportamenti individuali. Attenzione: prudenza però non vuol dire terrore. Abbiamo attivato un servizio di promozione della salute che nell’ultima settimana ha ricevuto centinaia di richieste di chiarimento sulle regole e i protocolli per un ritorno in aula in sicurezza. La prima regola è il buon senso».

Ovvero?

«Se un bambino sta male non deve andare a scuola in ogni caso anche se non si tratta di Covid. Quindi i genitori misurino la febbre prima di uscire e in caso di sintomi chiedano consiglio al pediatra: come facevano prima».

Ma se c’è un caso sospetto a scuola?

«I presidi non devono andare subito alle estreme conseguenze, al blocco. Vanno contattati i dipartimenti di prevenzione che valuteranno. Le famiglie collaborino ma non è detto che alla prima linea di febbre sia Covid. Attenzione e prudenza ma niente panico. Nei paesi che hanno già affrontato la nuova stagione invernale come l’Australia le misure di contenimento e prevenzione messe in atto per il Covid si sono rivelate efficaci anche per evitare una diffusione massiccia dell’influenza stagionale e si sono così evitati centinaia di decessi legati all’influenza».

Consiglia il vaccino antinfluenzale anche per i più giovani?

«In Lombardia abbiamo ordinato circa 2 milioni e mezzo di dosi di vaccini. Il doppio rispetto allo scorso anno. Certo si tratta di ordinazioni: speriamo arrivino per tempo. Prima di tutto vanno vaccinate le categorie a rischio: anziani fragili, malati cronici, operatori sanitari. Purtroppo in tempi di Covid l’organizzazione delle vaccinazioni sarà molto più complessa perché i medici di famiglia dovranno evitare che si creino file e assembramenti nei loro studi. Dobbiamo garantire la vaccinazione per chi è più a rischio e anche se è stata raccomandata pure per i giovani francamente non vedo un’assoluta necessità».

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