Lega sospende una senatrice: “Ha preso bonus da Regione Piemonte”

Marzia Casolati ha incassato il contributo regionale da 1.500 euro destinato alle aziende in difficoltà. La Lega: “Non è opportuno che parlamentari accedano a questo tipo di sussidio”

Si allunga la lista dei politici furbetti che hanno incassato un bonus nei primi mesi dell’emergenza coronavirus. Ad ammettere di aver ottenuto il bonus è stata la senatrice piemontese della Lega Marzia Casolati. Eletta in Parlamento nel 2018 ma militante leghista da diversi anni, la 50enne è proprietaria di una gioielleria e ha incassato il bonus di 1.500 euro della Regione Piemonte destinato alle aziende in difficoltà. Non si tratta quindi dei 600 euro del governo che molti politici hanno percepito per poi far finta di niente. La somma riconosciuta a Casolati per la sua attività commerciale a Torino (la gioielleria Casolati in Galleria Umberto I a Porta Palazzo) rientra infatti nei contributi che la Regione Piemonte ha erogato attraverso Finpiemonte. Come spiega Repubblica, per accedere al bonus della Regione (88 milioni di euro in totale) non era stato previsto limite di reddito.

Dura la reazione della Lega che ha deciso di sospendere la senatrice. “Dopo aver ascoltato e verificato la posizione, come per i precedenti casi, è stato preso il provvedimento della sospensione per la senatrice Marzia Casolati“, ha fatto sapere il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. “Anche se non è stato commesso alcun illecito – ha precisato Romeo – e il contributo è stato già da tempo completamente restituito, non è opportuno che parlamentari accedano a questo tipo di sussidio. Il provvedimento è stato già accettato e condiviso dalla diretta interessata“.

Pochi giorni fa erano stati sospesi due deputati leghisti, Andrea Dara e Elena Murelli, che però avevano incassato i 600 euro dall’Inps. Come loro numerosi altri politici i cui nomi sono ancora avvolti nel mistero. Tra chi ha richiesto e incassato il bonus ci sono diversi consiglieri e assessori a livello regionale e comunale. Negli ultimi giorni sono trapelati soprattutto i nomi dei leghisti, mentre centinaia di identità sono ancora da svelare. In particolare, è sui parlamentari che cala il silenzio più assoluto. Tre sono già stati scoperti (si tratta del grillino Marco Rizzone e dei leghisti Murelli e Dara), mentre altri due nomi sono ancora un giallo: uno dovrebbe essere di Italia Viva e l’altro del Pd.

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A inizio agosto, quando era stato sollevato il polverone del bonus, i giallorossi si erano indignati. “È una vergogna“, aveva tuonato Nicola Zingaretti. “Siamo davanti a fatti di una gravità assoluta“, era stato invece il commento di Luigi Di Maio. “Dobbiamo dare un segnale forte e mi auguro che chi ha ricevuto i 600 euro provveda a restituirli immediatamente e a fare pubblica ammenda o a spiegare le eventuali ragioni qualora da lui/lei indipendenti“, aveva scritto Vito Crimi a tutti i deputati 5S. Ma la sua richiesta non ha trovato seguito. E ora, dopo le prime parole di denuncia, sembra che la maggioranza non abbia fretta nel fare chiarezza. Almeno per il momento, i furbetti sono “salvi”.


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