Libia, gli aerei di Haftar bombardano l’aeroporto di Misurata

L’escalation della guerra civile in Libia continua a crescere. Ieri sera gli aerei di Haftar hanno bombardato di nuovo l’aeroporto di Misurata, la città schierata al fianco del governo di Tripoli. Si è trattato dell’incursione più pesante dall’inizio del conflitto. Una dozzina di raid in rapida successione, non si sa se condotti da aerei o da droni, hanno colpito depositi di armi e carburante. C’è stato un effetto a catena: le esplosioni delle munizioni custodite nei bunker hanno incendiato altri serbatoi. Una colossale nuvola di fumo, grande più di cinque chilometri, si è alzata nel tramonto e la notte è stata illuminata da colonne di fiamme e detonazioni.

All’ingresso dell’aeroporto c’è la base della missione italiana, con un ospedale da campo e un contingente di soldati incaricato della protezione: non risultano danni alla struttura, che ospita un centinaio di nostri militari.

Ovunque in Libia gli scontri stanno aumentando di intensità. A Tripoli le truppe governative da giorni sono all’offensiva verso il confine tunisino e hanno rotto l’assedio della capitale. Dopo avere occupato l’aeroporto di Al Wattia, adesso puntano verso sud. Come risposta le brigate del generale Hafter ieri hanno tirato razzi contro il quartiere residenziale di Abu Salim, nel cuore della metropoli, uccidendo diversi civili. Un bombardamento che sembra annunciare la ripresa dell’assalto verso Tripoli.

Entrambi gli schieramenti sono stati rafforzati dai loro alleati. Il governo riconosciuto dalle Nazioni Uniti viene sostenuto soprattutto dalla Turchia, che ha fatto sbarcare rifornimenti massicci. Fregate turche sono state osservate anche negli scorsi giorni a largo della zona dei combattimenti: una presenza che garantisce copertura contro attacchi aerei. In prima linea ci sono poi le milizie siriane addestrate da Ankara, che sono impegnate alla periferia della capitale. L’intervento di Erdogan nell’ultimo mese sembra avere spostato l’equilibrio delle forze in favore di Tripoli. Ma Haftar, che la scorsa settimana si è autoproclamato capo della Libia, non intende cedere. Emirati arabi ed Egitto stanno facendo arrivare rinforzi e armi sempre più sofisticate: ieri una squadriglia di Mirage emiratini è stata notata nella base egiziana più vicina al confine libico. E diventa sempre più concreto il rischio che il conflitto civile si trasformi in una guerra totale.
 
    

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