Libia, l’Italia sospetta di Haftar: “Quei missili lanciati intenzionalmente contro di noi”

“L’ITALIA condanna con fermezza l’ennesimo attacco delle forze haftariane contro i civili, un attacco che ha colpito anche un’area intorno alla residenza del nostro ambasciatore”. È stata questa la condanna del ministro degli Esteri Luigi Di Maio al lancio di alcuni razzi che giovedì notte sono atterrati a Tripoli sul lungomare, vicino alla residenza dell’ambasciatore d’Italia. Per la prima volta Di Maio parla di attacco delle “forze haftariane”, individuando con chiarezza la fonte dell’aggressione: nella zona ci sono anche l’ambasciata di Turchia, il ministero degli Esteri libico (inagibile dopo un attentato) e la Corte suprema.

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Secondo fonti della Farnesina “l’attacco era diretto contro le due ambasciate, un messaggio abbastanza chiaro a noi e alla Turchia”. Non ci sono ancora conferme dirette dal punto di vista balistico. Ma un elemento indiretto arriva da una serie di account Twitter e Facebook vicini alla parte di Khalifa Haftar, che in mattinata, attivati da “bot” automatici, hanno lanciato nuovi attacchi e accuse politiche all’Italia.

Di Maio in mattinata ha chiamato a Tripoli l’ambasciatore Giuseppe Buccino, da mesi bloccato in città per la guerra civile e per la crisi del coronavirus. Buccino alle 23 era nella sua residenza, una bella palazzina costruita ai tempi della presenza italiana in Libia come circolo della Regia Marina. I missili hanno fatto 5 vittime e alcuni feriti fra i civili libici; nessuno fra i diplomatici italiani o i funzionari delle varie agenzie è stato coinvolto. Nella notte di giovedì il ministro degli Esteri libico aveva telefonato per solidarietà sia all’ambasciatore Buccino che a quello turco, due fra gli ultimi inviati internazionali presenti in città.

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Un altro elemento che conferma l’irritazione italiana arriva dalle parole della vice-ministra Marina Sereni, del Pd: “I bombardamenti vicino alla nostra ambasciata sono un atto d’arroganza ma anche di debolezza, poiché tra i sostenitori del generale Haftar risulta che cominci a serpeggiare un certo malcontento. Tuttavia, lo dicevamo ieri quando era in vantaggio, lo ribadiamo oggi che è in difficoltà, non esiste una soluzione di tipo militare per il conflitto in Libia”.

Nonostante le continue aperture e la ricerca di un dialogo, Haftar ha sempre giocato con l’Italia, alternando minacce portate a colpi di autobombe nei pressi dell’ambasciata, ad attacchi sui media della Cirenaica fino al lancio dei razzi di giovedì notte.

“Il problema è che sul campo potremmo essere vicini ad una nuova escalation militare”, dice un funzionario di uno degli enti del governo italiano che seguono la Libia. “Ci sono troppe armi in arrivo, altri aerei, le battaglie fra due campi sostenuti da Turchia da una parte, Emirati, Egitto e Russia dall’altra non sono terminate”.

Il ritorno in forze dei mercenari russi in queste ore ha allarmato l’amminsitrazione americana. In Siria i russi stanno organizzando il reclutamento da parte dell’esercito di Assad di miliziani da schierare in Libia. “Per la prima volta”, dice una fonte militare, “gli americani hanno verificato che fra i miliziani che partono per la Libia ci sarebbero anche combattenti filo-iraniani, addestrati in Siria da Hezbollah libanese o direttamente dagli iraniani”.  E questo per Washington è un “allarme rosso”.

L’invio di questi miliziani siriani al fianco di Haftar segue le migliaia di altri combattenti siriani che la Turchia ha schierato invece sul fronte opposto, al fianco del governo di Tripoli. Alzando sempre di più il livello dello scontro nel paese che fu di Gheddafi, trasformandolo ogni giorno di più in una nuova, potenziale “Siria”.



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