Libro del giorno: Richard Wright, Otto uomini

– RICHARD WRIGHT, ”OTTO UOMINI” (Racconti edizioni, Pp. 281, Euro 18,00).
    Otto storie, otto uomini, neri in una società che i neri non accetta. Ma il razzismo è una questione complessa, spiega Richard Wright in tutta la sua grandezza (e la sua saggezza) che viene alla luce in questi bellissimi otto racconti mai pubblicati in Italia. Escono ora in un elegante volume, con la bella traduzione di Emanuele Giammarco, nella straordinaria attualità di un autore scomparso nel 1960 e diventato celebre con il romanzo breve Ragazzo negro, Black Boy. C’è in queste pagine anche il black boy appunto, quel Richard che somiglia tanto allo scrittore, che passa da un lavoro all’altro con l’enorme indifferenza che i neri hanno rispetto alla loro vita, quando anche i sogni gli sembrano impossibili. ”Con il tempo cominciai a forgiare nei recessi della mia mente un meccanismo che reprimesse tutti i sogni e i desideri che le strade di Chicago, i giornali, i film evocavano in me”, scrive. Sono pagine intense quelle de L’uomo che andò a Chicago, storia che chiude il volume. Qui il protagonista riflette sulla questione razziale e lo fa con un punto di vista di straordinaria complessità. ”La separazione tra bianchi e neri – scrive Wright – per me era un fatto assodato; era l’effetto che faceva sul carattere delle persone a provocarmi costernazione e scoraggiamento. Non sentivo di costituire una minaccia per nessuno eppure appena diventato abbastanza grande da poter pensare, avevo imparato che il mio carattere, le mie aspirazioni, erano state già svalutate da tempo”. E’ il preconcetto di questa svalutazione agli occhi del mondo che gli condiziona l’esistenza, gli rede difficile anche accettare lo sguardo di chi non lo giudica per il colore della pelle perchè questo gli appare assurdo. Il razzismo visto con gli occhi di chi è rassegnato ad una condanna che non ipotizza nemmeno di non poter avere. Del resto gli spiragli di luce nella vita dei protagonisti delle otto emblematiche storie non sono moltissimi.
    L’America è quella delle leggi razziali, ma a Wright non sembrano interessare le leggi, quanto la purezza dei rapporti umani. A volte, finchè lui stesso non lo dice, si fa fatica a capire di che colore sia la pelle dei personaggi, che poi è sempre nera ma non sembra così importante ai fini del racconto.
    In questo la straordinaria attualità di queste storie, di ragazzi adolescenti che cercano la loro strada anche con la forza e l’incoscienza, di uomini che sono disposti anche a vestirsi da donna per trovare un lavoro e la pagheranno cara perchè le donne sono l’anello debole sempre, uomini prigionieri dell’alcol e delle proprie ombre, uomini condizionati dalle loro idee, santoni, contadini, marinai. Spesso fuggitivi, a volte anche soltanto per non saper dire la verità a chi non li disprezza. Perchè il cammino di un uomo è fatto di molti ostacoli ma anche del coraggio di riconoscere chi non lo è, ed accettare l’amicizia e la stima come tale senza preconcetti.
    (ANSA).
   


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