L’ira dei ristoratori contro la Castelli: “Non siamo più disposti a scusare”

L’eco delle polemiche per le dichiarazioni del viceministro grillino non si è ancora placata, arriva una lettera aperta firmata da 500 ristoratori italiani

Sulla Fase 3 e la gestione della crisi economica proprio non ci siamo, specie se oltre al danno si aggiunge la beffa, come accaduto durante un intervento del viceministro dell’Economia grillina Laura Castelli, che al Tg2 aveva dichiarato: “Se una persona decide di non andare più al ristorante, bisogna aiutare l’imprenditore a fare un’altra attività”.

In pratica se non ci sono più clienti, bisognerà aiutare i ristoratori a cambiare mestiere. Un’uscita che ha scatenato un mare di polemiche proprio tra gli stessi ristoratori, che hanno indirizzato alla pentastellata una lettera aperta. “Per noi il commento del viceministro al servizio mandato in onda dal TG2 è bocciato. Non siamo più disposti a scusare, a capire o giustificare”, affondano i 500 firmatari. “Siamo diventati intolleranti a questi scivoloni televisivi che mettono alla gogna mediatica un intero comparto. Ci hanno dato dei pigri, dei rivoluzionari, multati e adesso anche degli incapaci. Tutti questi appellativi non appartengono alla nostra categoria che rappresenta un importante colonna economica italiana ( 13% del Pil)”.

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Una categoria intera che ribadisce con orgoglio di non aver mai chiesto nient’altro che sostenibilità per le riaperture, avvenute con estrema difficoltà, tra la riduzione del numero dei clienti, non solo per il timore di contagio o per la crisi economica ma soprattutto per le nuove e rigide regole di distanziamento, e i costi più elevati (per l’acquisto di dpi e per la sanificazione dei locali). “Molte attività, hanno riaperto con la consapevolezza di ricominciare in una situazione emergenziale, dove gli incassi non coprono i costi”, aggiungono ancora i ristoratori. “Con il coraggio e lo spirito di sacrificio che sempre contraddistingue la nostra categoria abbiano scelto di voler continuare a regalare una serranda alzata in città, di voler essere vicini ai nostri collaboratori, per sopperire ad uno stato che ha lascito nell’incertezza centinaia di migliaia di lavoratori del settore”.

Ciò nonostante numerose attività hanno riaperto i battenti, anche con il rischio di andare in perdita, specie nelle prime fasi di ripresa. “Ci siamo solo ritrovati con un pacchetto di promesse su promesse ancora non mantenute. A tutto ciò cosa si aggiunge l’incapacità della comunicazione politica. Mai ci saremmo aspettati una dichiarazione del vice ministro Castelli totalmente fuori focus”, si legge ancora nella lettera aperta, dove l’attacco si estende anche alle strampalate manovre ideate dal governo Conte per far ripartire, almeno nei sogni dei giallorossi, l’economia del Paese.“Da quando è cominciata l’era dell’impresa 4.0 avete propinato alle aziende digitalizzazione, robotica, e-commerce, app tecnologiche, ecologia, monopattini, delivery e tanto altro, ma nulla di tutto questo rappresenta l’essenza dei principi fondamentali della ristorazione fatta di ospitalità, accoglienza e relazione”, attaccano ancora i ristoratori, tra i quali si insinua il sospetto di un progetto preciso da parte dell’esecutivo. “Ci volete vedere mangiare tutti davanti al Pc in smartworkig? Così siete liberi di ingabbiarci a casa e negli uffici e lasciare le città in balia del degrado e delle attività clandestine”.

Come ricorda la categoria, la politica non è uno show, per cui“Caro ministro Castelli, non abbiamo bisogno di aiuti per cambiare modo di fare le nostre attività. Non si risolve il problema invitando aziende non convertibili a convertirsi in altro. Non sforzatevi ad analizzare il mercato che cambia nella domanda ed offerta, lo sappiamo fare bene anche noi”.

Duro anche l’intervento di Matteo Salvini: ” Da ieri incontro ristoratori, baristi e albergatori che mi dicono ‘il vice ministro grillino Castelli è una cretina’. Hanno ragione. Non sono loro a dover cambiare mestiere, a differenza di troppi esponenti dell’attuale mal-governo”, ha concluso il leader del Carroccio.


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