“L’Italia è un paese di m…”. Perché la Ferragni sbaglia

Perché non si può basare la propria carriera sul Made in Italy, sulla moda italiana, diventare simbolo della creatività italianità addirittura facendosi fotografare agli Uffizi come testimonial e poi, alla prima occasione, per colpa di quattro criminali, definire un’intera nazione e un popolo “un paese di m*rda”

Essere un’influencer seguita da milioni di persone, comporta delle responsabilità nel momento in cui si esprimono opinioni su fatti di attualità, in particolare se delicati come l’uccisione di Willy a Colleferro. È il caso di Chiara Ferragni che, dopo aver condiviso un post in cui attribuiva la colpa del pestaggio mortale del branco alla “cultura fascista”, ha generato numerose polemiche e discussioni. Partiamo da un presupposto: il problema generale non è Chiara Ferragni che condivide analisi insensate sul fascismo e l’omicidio di Willy, il problema è, ancora una volta, il sistema sociale e comunicativo che legittima un’influencer – che sarà senza dubbio esperta di moda – ad avventurarsi in campi di cui non conosce nulla per il semplice fatto di essere seguita da milioni di persone sui social network.
In tal senso dovrebbe fare autocritica chi l’ha innalzata a icona salvo poi accorgersi della banalità di certe considerazioni. Una piccola rivoluzione per il nostro paese sarebbe che ognuno svolgesse il proprio ruolo senza dover per forza (stra)parlare di tutto.
Ma c’è un passaggio del post condiviso dalla Ferragni su cui non si è soffermati con la dovuta attenzione in cui l’Italia viene definita un “paese di m*rda”. Non è la prima volta che il vip o la star di turno si lascia andare a esternazioni contro l’Italia con parole poco lusinghiere e offensive ma in questo caso è un’affermazione grave dal momento in cui cela una grande ipocrisia di fondo.
Perché non si può basare la propria carriera sul Made in Italy, sulla moda italiana, diventare simbolo della creatività italianità addirittura facendosi fotografare agli Uffizi come testimonial e poi, alla prima occasione, per colpa di quattro criminali, definire un’intera nazione e un popolo “un paese di m*rda”. Nel momento in cui si utilizzano queste parole per descrivere il belpaese, si insultano implicitamente anche gli italiani e per giunta da un profilo social seguito da milioni di stranieri.

Ci vuole rispetto per l’Italia, un paese che ha i suoi problemi (come tutte le nazioni del mondo), ha i suoi limiti ma non è un “paese di m*rda” come alcuni detrattori alla prima occasione vorrebbero dipingerlo. Questa costante denigrazione verso la nazione in cui si è nati e cresciuti, è stucchevole e il fatto che un’influencer come Chiara Ferragni la condivida, è significativa di una mentalità purtroppo diffusa in una parte degli italiani. È la stessa mentalità che si nasconde dietro una certa esterofilia per cui tutto ciò che viene dall’estero diventa un modello da imitare mentre se fatto in Italia è snobbato quando non criticato. Un’esterofilia che nasconde un complesso di inferiorità ingiustificato e un autocompiacimento nel criticare l’Italia salvo poi utilizzare le bellezze del nostro paese quando servono per accrescere il consenso social al grido del “viaggia italiano” sbandierato nell’estate del covid da tanti radical chic che fino lo scorso anno ci deliziavano con stories dai paradisi tropicali con un implicito compatimento per chi sceglieva di trascorrere le proprie vacanze nelle località di villeggiatura nostrane. Parlare di “paese di m*rda” è già nell’ordinario una banalizzazione sbagliata che diventa fuori luogo all’indomani di una tragedia come quella di Colleferro, una caduta di stile che si poteva – e si doveva – evitare da parte di chi vorrebbe rappresentare un’icona italiana.


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