Lo dice pure la Corte dei conti. Reddito flop, tagliate le tasse

Ufficiale il disastro dell’assistenzialismo grillino: “Solo il 2% trova lavoro”. Riforma del fisco “non rinviabile”

Quota 100 e reddito di cittadinanza? Sono due misure che, secondo la Corte dei Conti, non hanno centrato i rispettivi obiettivi. In pratica, uno spreco di risorse.

Il giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato per il 2019 ha rappresentato un momento particolarmente politico, molto più che negli anni precedenti vista l’emergenza scatenata dalla pandemia. Per quanto riguarda quota 100, il procuratore generale, Fausta Di Grazia, ha sottolineato che «i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi». Circa il 49% delle istanze accolte, ha rilevato la Corte, riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un’anzianità lavorativa media di 40 anni. Non è stato, perciò, centrato il target principale del provvedimento: «il ricambio generazionale della forza lavoro. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, invece, risulta accolto circa un milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego». La misura bandiera dei Cinque stelle, ha ricordato Di Grazia, ha mobilitato «uno stanziamento definitivo di 5.728,6 milioni di euro, dei quali sono stati impegnati 3.878,7 milioni».

La vera priorità «non rinviabile» è la riforma fiscale nel suo complesso. Anche la Corte dei Conti si è, infatti, unita al «partito» della Banca d’Italia (al quale guarda con favore il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri). È necessario intervenire sul fisco in maniera organica e, soprattutto, senza sprechi di risorse. È stato inoltre ribadito che l’Italia non è stata la «cicala di Esopo» che molti in Europa hanno creduto. Di qui l’apertura a un incremento del debito pubblico, ma «con credibilità».

Un intervento in materia fiscale «appare non più rinviabile» e l’obiettivo è quello di ridurre, «per quanto possibile, le aliquote sui redditi dei dipendenti ed anche dei pensionati che, pur essendo fuori dal circuito produttivo, frequentemente sostengono le generazioni più giovani, oltreché le imposizioni gravanti sulle imprese alle quali sono affidate le concrete speranze di un rilancio del Paese». Secondo Di Grazia, «l’alleggerimento della fiscalità potrebbe evitare, soprattutto in un momento di crisi globale, la costante erosione del potere d’acquisto delle famiglie e un’ulteriore contrazione del mercato interno, che non favorisce il gettito erariale».

Il presidente della Corte, Angelo Buscema, ha osservato che «occorre assicurare la celerità degli interventi per porre il Paese in grado di affrontare l’emergenza con maggiore sicurezza, semplificando le procedure amministrative che comportano rallentamenti e, quindi, minore incisività delle azioni». Il procuratore generale ha poi ricordato che «il calo degli investimenti pubblici non ha aiutato certamente la ripresa dell’economia nazionale, in evidente sofferenza per la pressione fiscale e l’alto costo del lavoro».

Il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Mariastella Gelmini, ha accolto le indicazioni dei magistrati contabili come una sconfessione della politica economica del governo giallorosso. «Il taglio delle tasse e lo sviluppo delle infrastrutture sono iniziative non più rinviabili. La Corte dei Conti indica priorità che condividiamo. Il governo, dopo lo show degli Stati generali, deve concretizzare, se ne è capace, la sua azione. Basta tenere il Paese a bagnomaria!», ha chiosato.


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