Lombardia, 6.290 dosi. E il rimpasto è rinviato

Tanti vaccini fatti, nessun cambio deciso (per ora) dentro la giunta regionale. Si è chiusa così, a Palazzo Lombardia, una giornata carica di aspettative e tensioni

Tanti vaccini fatti, nessun cambio deciso (per ora) dentro la giunta regionale. Si è chiusa così, a Palazzo Lombardia, una giornata carica di aspettative e tensioni.

Sul fronte sanitario, dopo le sedute poco più che «simboliche» dei giorni scorsi, ieri è partita come previsto la vera e propria campagna vaccinale cui sono affidate tutte le speranze di ripresa, anche economica, della regione italiana più grande e più colpita – almeno nel primo semestre – dal Covid. Ed è iniziata con un dato promettente: 6.290 dosi somministrate in un solo giorno (e sono molte più delle vaccinazioni fatte in tutto finora, 4mila). «Siamo partiti» dicono in Regione. E in effetti l’avvio è ampiamente in linea con le attese. Le previsioni parlavano infatti di 6mila nei primi giorni e 10mila a regime, con picchi di 13-15mila. E ieri il responsabile regionale delle «operazioni», Giacomo Lucchini, ha alzato ulteriormente l’asticella delle somministrazioni concretamente possibili, portandola a «picchi di 20mila».

Sul fronte politico, invece, la partita del rimpasto non è iniziata. Non ancora, almeno. Giulio Gallera è ancora al suo posto, quel posto di assessore al Welfare che aveva confermato nel 2018 con un record di preferenze. Dopo molte indiscrezioni e qualche pressione leghista, infatti, è stato nuovamente rinviato un «tagliando» che in ogni caso è destinato a creare qualche problema, di equilibrio e di immagine, se il tentativo sarà quello di circoscrivere le responsabilità preservando gli altri esponenti della squadra guidata dal governatore Attilio Fontana.

Il partito di Gallera, Forza Italia, vorrebbe escludere «traslochi» e rimozioni. E al momento neanche Fratelli d’Italia pare voler spingere in una direzione dall’esito comunque imprevedibile. La coordinatrice regionale Daniela Santanchè ieri si è limitata a uno stringato: «Non commento, se vuole fare il punto la Lega ci chiamerà». E in effetti tocca al primo partito assumere la responsabilità di far partire i cambi di caselle. Ieri il leader leghista Matteo Salvini ha commentato così: «Non faccio mai questione di nomi. Il nostro impegno è che nel 2021 la Lombardia corra». Poi ha lasciato la porta aperta all’ipotesi di un cambiamento vicino: «Lo vedrete nei prossimi giorni».

Le voci che vogliono in bilico l’assessore al Welfare Giulio Gallera in realtà vanno avanti da mesi, ma domenica sera sono state riattizzate da una plateale presa di distanze fatta filtrare dall’entourage dei vertici leghisti. Il giorno prima, con un comunicato stampa ufficiale dedicato all’avvio lento della campagna, Gallera aveva spiegato che la decisione di partire «in modo massiccio e puntuale dal 4 gennaio» era «una scelta ponderata e attenta, motivata anche dal fatto che nei giorni delle festività parte del personale ha goduto di un sacrosanto riposo», visto che da febbraio è «sotto pressione» «come in nessun altra regione italiana». Su quelle parole si è aperta una grande polemica che ha indotto la Lega alla clamorosa sconfessione di domenica: «Le dichiarazioni non sono state condivise e non rappresentano il pensiero del governo della Lombardia». Un’uscita accolta con stupore dentro l’assessorato, dove ieri si faceva notare come invece l’intervento dell’assessore fosse stato condiviso. Comunque, quello che sembrava il preludio della «resa dei conti» finale al momento ha prodotto un’ipotesi di rimpasto da concretizzare nei prossimi giorni. Per ora il segretario lombardo della Lega, Paolo Grimoldi, ha improntato le sue dichiarazioni ufficiali all’ottimismo. E pubblicamente un po’ tutti nel centrodestra si sono risintonizzati sulla priorità: piegare il Covid grazie ai vaccini e ridare rapidamente slancio alla locomotiva d’Italia.


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