L’ora del dibattito nel centrodestra “Ma no al governo di unità nazionale”

Il giorno dopo il voto con la maggioranza, Salvini torna a chiedere un unico gruppo parlamentare. Tajani: “Difficile si possa fare”. Comunali, si lavora ai nomi dei candidati

Dopo il giorno della grande unità sullo scostamento di bilancio è il momento nel centrodestra per sottolineare le differenze, con avversari e alleati. Così, Matteo Salvini prova a rilanciare l’idea della federazione con gruppi unici in parlamento e Antonio Tajani risponde che non se ne fa niente. Il leghista ribadisce il suo no al Mes e il vicepresidente azzurro conferma che Fi è per il sì.

Ma, al di là di queste scaramucce, il Capitano e il braccio destro di Silvio Berlusconi, come la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, fanno fronte comune quando si tratta di respingere il tentativo di esponenti della maggioranza di spaccare la coalizione e spiegano che il voto favorevole di giovedì non vuol dire che sia ridimensionata l’avversità al governo Conte.

Per Salvini, il Pd da mesi cerca di «scegliersi un pezzo dell’opposizione con cui lavorare». Ma, afferma in un’intervista al Corriere della Sera, «il centrodestra non è a disposizione di nessuno», è maggioranza nel Paese, governa in 14 regioni su 20 e per lo scostamento di bilancio ha fatto un semplice ragionamento: «Se fosse andato in ordine sparso non avrebbe incassato alcun successo». Insomma, i dem «dovrebbero mettersi l’anima in pace» e non immaginare future maggioranze Ursula anche in vista dell’elezione del presidente della Repubblica. Questo per gli avversari. Quanto all’unità del centrodestra, chiarisce, «si deve dimostrare ogni giorno», a cominciare dai temi della sicurezza. «Sono sicuro che i 250 parlamentari del centrodestra e non solo i 130 leghisti, lavoreranno insieme». E qui insiste sul «gruppone di 250 deputati e 150 senatori», per avere più forza e peso. «Un gruppo unico sarebbe una bella risposta a Pd e 5 Stelle e ai loro tentativi di dividerci. Poi, è chiaro che ogni gruppo ha i suoi presidenti, le sue dinamiche».

Fi e Fdi, però, non sembrano d’accordo, gelosi della loro identità e preoccupati di finire sotto le direttive salviniane. «Nel centrodestra – ribatte Tajani, a Radio Cusano Campus – siamo forze diverse, ma lavoriamo coesi. Siamo per una collaborazione forte ma con gruppi diversi, mi pare difficile che si possa arrivare ad un gruppo unico». Poi ripete che il voto sullo scostamento di bilancio «non significa confondere maggioranza e opposizione» ed esclude che sia «prodromico ad un governo di unità nazionale». Semplicemente, il sì è arrivato quando il governo ha accolto le proposte di Fi e della coalizione, «Berlusconi è stato molto abile nel convincere la maggioranza e l’intero centrodestra» e ora Fi «vigilerà affinché gli impegni presi si trasformino in atti concreti per partite iva, commercianti e artigiani». Tajani è stato uno dei maggiori artefici della trattativa con il governo e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che ha conosciuto bene a Bruxelles quando erano uno presidente del Parlamento europeo e l’altro eurodeputato del Pd. E da esperto delle dinamiche comunitarie, sul Mes ha sempre consigliato a Berlusconi di appoggiarlo, anche a costo di differenziarsi dagli alleati. A Salvini, che considera chiuso il dibattito («In Europa nessuno lo vuole o lo usa»), il vicepresidente azzurro risponde: «Se ci sarà la possibilità voteremo sì».

La coalizione, dopo aver superato giornate burrascose, malgrado i distinguo sembra compatta e la prossima settimana in un vertice concorderà i candidati sindaci nelle grandi città. «Sto incontrando tante persone in gamba per Roma, Milano, Torino. I nomi buoni verranno fuori nei prossimi giorni», dice il Capitano a Rainews24. Tajani nega che si possa candidare a Roma e indica Guido Bertolaso, ma serve l’intesa con gli alleati.


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