Lotte intestine nel M5s: così Dibba (e il Mes) fanno traballare Conte

In casa Movimento 5 Stelle regna il caos: dopo le fuoriuscite in Senato, il nodo del Mes e delle concessioni ad Autostrade. L’ombra di Dibba sul futuro dei giallorossi

Sull’orlo di una crisi di nervi. Parafrasando il titolo del celebre film di Pedro Almodovar, a tanto è arrivato il Movimento 5 Stelle, sfilacciatosi ulteriormente nelle ultime settimane e sempre più diviso tra l’anima governativa e quella di “piazza””. Dopo la vittoria elettorale alle Politiche del 4 marzo 2018, i grillini sono andati in crisi e non ne sono più usciti: in questi due anni, da partito di maggioranza in due diversi e opposti governi, la compagine pentastellata ha perso consenso e parlamentari, scappati verso altri lidi. Oggi in casa M5s regna il caos e Alessandro Di Battista, dalle retrovie, sta provando a prendersi il partito. O meglio, a farsene uno.

Per il governo giallorosso l’anarchia dei cinque stelle è un problema e di quelli con la “p” maiuscola. Innanzitutto perché se l’addio a Montecitorio di Alessandra Ermellino è sostanzialmente indolore, non si può certo dire lo stesso per quello di Alessandra Ricciardi a Palazzo Madama, dove i numeri sono più risicati. E ora – senza dimenticarsi neanche l’espulsione di Gianluigi Pargone – si parla di altri tre grillini con la valigia in mano: Tiziana Drago, Marinella Pacifico e Mattia Crucioli. Una prospettiva che fa traballare ulteriormente la maggioranza e spaventa non poco l’inquilino di Palazzo Chigi.

Giuseppe Conte sa bene che l’esecutivo è appeso a un filo e sa altrettanto bene che sulle concessioni ad Autostrade e sugli aiuti economici del Mes potrebbe consumarsi lo strappo decisivo, che farebbe cadere il governo. Come noto, sul Fondo Salva Stati e i soldi che dall’Europa arriverebbero all’Italia la posizione del Movimento 5 Stelle, seppur ovviamente diviso, è sostanzialmente negativa. Al contrario, invece, il Partito Democratico di Nicola Zingaretti spinge sull’acceleratore, correndo a braccia aperte incontro al Mes e agli aiuti europei.

Ecco, i punti critici sono molteplici. A questi si aggiunge un ulteriore nodo, che è quello delle elezioni fissate a fine estate, il 20-21 settembre. Il M5s arriva alla tornata elettorale delle Regionali arrancando e scegliendo, nei fatti, di fare la corsa solitaria, visto che ha scelto di non coalizzarsi con i dem.

Infine, lo scoglio dei due mandati, che non piacciono a molti. “Se non lo leviamo voglio vedere chi presentiamo alle prossime elezioni. Non c’è alternativa”, lo sfogo di un big del M5s, riportato da Annalisa Cuzzocrea per Repubblica. Questo, insomma, il clima teso in casa M5s.


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