L’Unità torna in edicola, ma solo per un numero e con la direzione del 5 Stelle Di Nicola

Roma. L’anno scorso era stato il tempo della provocazione: l’Unità, la gloriosa testata fondata da Antonio Gramsci, foglio clandestino durante il fascismo, era stata affidata a Maurizio Belpietro, giornalista notoriamente di centrodestra e fortemente anti comunista. Quest’anno è la volta di un grillino, anti casta e libertario: il senatore 5Stelle, Primo Di Nicola. La riporterà in edicola per un solo numero, una sola volta. Diversamente il marchio “l’Unità” scade, se non esce entro la fine di maggio.

Giornalista con una lunga storia all’Espresso, al Fatto quotidiano online, direttore del quotidiano “il Centro” di Pescara, Di Nicola dice: “Per me è un privilegio straordinario. Cosa ne pensano i 5Stelle? L’Unità va da Gramsci a Grillo? Per un giorno la politica non mi condizionerà, torno a fare il giornalista e ho posto come unica condizione che la redazione fosse d’accordo”.  Lo è. Perché per i giornalisti della fu-Unità, la situazione è drammatica. La definiscono “un limbo da incubo”. Da dicembre del 2019 sono scaduti i due anni e mezzo di cassa integrazione e sono tornati ad essere dipendenti dell’Unità, ma senza lavorare, senza busta paga e senza neppure il giornale. Senza più neppure il sussidio di disoccupazione.

I proprietari, i Pessina – gruppo di costruzioni e con business nella sanità – tengono l’Unità come sospesa: né la vendono, né la chiudono. Negli anni è successo di tutto. Dopo la svolta renziana, la direzione di Sergio Staino con Andrea Romano, nel 2017 arriva l’ultima chiusura.

Si parla di scalate e di imprenditori pronti all’acquisto. Ma soprattutto sulla pelle dell’Unità, c’è chi pensa di farsi pubblicità. Lele Mora, il manager tv, di destra, plurindagato fa capire che sarebbe interessato. Smentiscono tutti, anche la proprietà, che ci sia una trattativa. Si fa avanti Michele Santoro, il giornalista tv, che sembra pronto davvero a rilanciare l’Unità. Alla fine non se ne farà nulla.

Il quotidiano di Gramsci resta in sonno profondo. Prova a risvegliarlo anche Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione del Pd,  che pensa a una raccolta fondi per riprendersi la testata. I Democratici del resto da tempo se ne sono lavate le mani. I tempi cambiano. Le forze politiche pure. Nei giorni del coronavirus, i giornalisti resusciteranno l’Unità da remoto. Di Nicola assicura: “Faremo un numero all’altezza della tradizione di un quotidiano che ha saputo denunciare la strategia della tensione, le stragi mafiose, fare inchieste magnifiche e contro informazione”. I grillini, pure quelli nostalgici dell’alleanza con Salvini, non se ne avranno a male se uno di loro porterà avanti la bandiera rossa di Gramsci, d’altra parte c’è un’alleanza giallo-rossa al governo.



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