M5S adesso rinnega se stesso. Sì a tre mandati e ad alleanze

I pentastellati hanno rinunciato al loro Dna e si sono fatti sistema. La piattaforma Rousseau decreta la vittoria dei sì. Un voto destinato a fare storia

È l’ultima giravolta. L’ennesima ipocrisia. La rivoluzione, o meglio, l’involuzione, è compiuta. Ora, il M5s, ha rinnegato davvero tutto di se stesso. Rinuncia al suo Dna e si fa sistema. La piattaforma Rousseau ha deciso: vincono i sì. Alle ore 12 di oggi si è conclusa la consultazione attraverso cui gli iscritti certificati e abilitati al voto hanno potuto esprimersi su due quesiti proposti dal capo politico del MoVimento 5 Stelle, Vito Crimi: un primo relativo alla modifica del mandato zero per i consiglieri comunali e un secondo riguardante le alleanze delle liste del MoVimento a livello comunale con i partiti tradizionali.

Hanno partecipato alle due votazioni un totale di 48.975 aventi diritto che hanno espresso complessivamente 97.685 preferenze. Per quanto riguarda il quesito 1, i sì vincono in modo chiaro: 80,1% contro il 19,9%. Sul quesito 2 i sì ottengono il 59,9% dei consensi, contro il 40,1%.

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Il partito è spaccato. Da una parte gli ortodossi restii alle alleanze, dall’altra il resto del movimento che segue uno dei suoi maggiori leader, Luigi di Maio. Lui è schietto quando afferma: “Sì alle nuove regole interne che gli iscritti al M5s sono chiamati ad approvare. Due sì perché io mi fido dei territori”, è il titolo del lungo post apparso sulla pagina Facebook dell’ex capo politico.

La principale partita riguarda le modifiche al mandato zero che lo stesso Di Maio aveva introdotto lo scorso anno: con la nuova formulazione, il primo mandato da consigliere comunale diventa sempre nullo. In questo modo sarà possibile la ricandidatura di Virginia Raggi a Roma. E nel suo post Di Maio va subito al punto: “Oggi siamo chiamati a votare su Rousseau per sbloccare il terzo mandato a Virginia Raggi e a tutti gli altri nostri sindaci che vogliono ricandidarsi per un altro mandato. Io voterò sì, credo sia giusto”. Il motivo: “Perdere persone che abbiano maturato una tale esperienza come Virginia sarebbe suicida”.

L’accelerazione del sindaco di Roma, che ha annunciato nei giorni scorsi la ricandidatura, ha spiazzato tutti e ancor più la decisione dei vertici di aprire ad un asse più strutturato con i dem. Ora si profila la prospettiva non solo di una alleanza alle prossime elezioni, ma anche l’eventualità, per esempio, che nella capitale dem e cinquestelle possano convergere al ballottaggio.

I grillini dell’ala ortodossa che ha come punto di riferimento Alessandro Di Battista, erano per il sì alla Raggi ma, come Davide Casaleggio, non volevano altre deroghe. E soprattutto erano riluttanti ad aprire la discussione sul tema di un’alleanza strutturale con il Pd. Ora dovranno accontentarsi. “Di Maio vuole soprattutto proteggere l’esperienza di governo di Virginia Raggi – spiegava il deputato Pino Cabras – che ha agito con straordinario coraggio contro un concentrato di poteri corrotti che non vedrebbero l’ora di espellerla e restaurare il vecchio andazzo a Roma. Quanto alle alleanze, il quesito parla di poterle fare, non di doverle. Più che di un’alleanza strutturale parlerei di intese non ostacolate, dove siano possibili”.

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La senatrice Barbara Lezzi annunciava su Facebook il suo “no” alle alleanze con gli altri partiti: “Si tratta di una questione di metodo, queste decisioni non dovrebbero essere calate dal capo politico sentito il comitato di garanzia, ma dovrebbero essere rimesse alle responsabilità dei diversi territori per non cadere, in primis, preda di lontane dinamiche romane”. Viceversa il presidente della camera, Roberto Fico, riteneva opportuno aprire una riflessione sulle future intese. Ora il dado è tratto. E chissà la pancia dell’elettorato pentastellato come accoglierà questi risultati.


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